So che avete formato la band nel ’94, quanti anni avevate, come è iniziato tutto?
Nel ’94 avevamo tutti meno di 20 anni. In realtà l’idea di formare una band c’era già da tempo, ma nessuno di noi sapeva davvero suonare uno strumento. Poi un giorno ci siamo ispirati ai tanti concerti a cui andavamo e complice un po’ di alcol abbiamo deciso di andare in sala prove…
Prima vi chiamavate “RIMOZIONEKOATTA”, come mai avete deciso di cambiare il nome solo in “RIMOZIONE”?
In realtà non sappiamo più come chiamarci Quando hai 18 anni e devi scegliere il nome di una band e sei alla seconda birra, difficilmente pensi che porterai quel nome con te per più di 20 anni. Così abbiamo deciso un nome che all’epoca ci faceva ridere (non chiedetemi perché…). Poi, con il passare degli anni, quel suffisso “koatta” ha iniziato a starci stretto, così dopo molti tira e molla abbiamo deciso di sfrondarlo.
Chi sono i vostri artisti di riferimento?
Tanti e non solo della scena ska. Sicuramente se dobbiamo trovare i gruppi che hanno fatto germogliare la nostra passione per la musica in levare dobbiamo citare soprattutto i Madness e gli Specials, ma per la nostra crescita artistica sono stati fondamentali molti gruppi come Toasters, Rancid, Bad Religion, Mad Caddies, Reel Big Fish, ma anche band nostrane che erano “grandi” quando eravamo giovani e che ora sono amici, come Persiana Jones e Statuto.
Avete studiato o siete autodidatti?
Quando abbiamo iniziato (nel 94) eravamo in pochi ad aver studiato musica e solfeggio… quindi eravamo autodidatti. Poi, con il passare degli anni, ci si rende conto che senza studiare non si può mai migliorare, in nessun campo. Così ognuno di noi ha preso lezioni e continua a esercitarsi con il proprio strumento. Abbiamo anche chi è diplomato al conservatorio, come Paolino (tromba).
Che cos’è la musica per voi?
Vita, rivincita, passione, salvezza. Lo raccontiamo nel nuovo singolo “L’ultimo concerto” di prossima uscita: qualcosa “che mi salverà e mi ha sempre salvato”, da tutto. Dalla timidezza, dalla noia, dalla delusione di una generazione che non è diventata adulta come ci dicevano negli anni ’80 come raccontiamo invece in “Kidults” un brano del 2011.
Quale messaggio vuole trasmettere la vostra musica?
Inizialmente raccontavamo storie tardo-adolescenziali, quelle che vivevamo quotidianamente con riferimenti ai rudeboys e all’universo ska, poi crescendo abbiamo iniziato a guardarci dentro e fuori e siamo maturati: ai testi più scanzonati si sono aggiunti quelli sociali, politici o che fanno ironia su certe dinamiche della società e dell’ambiente musicale.
Quando è stato il vostro primo concerto? Dove eravate?
Il 26 novembre 1994: in un magazzino di videogiochi dove lavorava Loste, il chitarrista di allora, cofondatore del gruppo e “responsabile” del nome. Avevamo montato un palco fatto di pallet e invitato gli amici per passare una serata diversa dal solito, una festa…
La cosa più imbarazzante o divertente accaduta durante un concerto?
Durante i concerti, in oltre 500 concerti in giro per l’Italia e l’Europa, è sempre successo un po’ di tutto. È difficile trovare un episodio specifico. Ce ne sono un bel po’ di imbarazzanti, invece, accaduti durante i viaggi, i soundcheck, dopo… sappiate che “more sax” è una dedica al nostro ex sassofonista che in Svizzera cercava di parlare in un inglese stentato con il fonico…
Avete qualche progetto che pubblicherete a medio termine?
Sì, come detto usciremo presto con un nuovo singolo intitolato “L’ultimo concerto” con Cippa e Paletta dei Punkreas, e la b-side “Ruspa” nella versione aggiornata al 2022, perché grazie alle sue esibizioni in giro per l’Europa il brano dedicato al Capitano! ha bisogno di essere aggiornato periodicamente… peccato che sia già “vecchio” anche se siamo usciti dallo studio da pochissimo tempo…
Le prossime date dei vostri concerti?
Le prossime date più vicine sono a Rimini il 18 giugno e a Chambery in Francia il 21. Poi continueremo. Poi continueremo, devo dire che siamo molto contenti dopo 2 anni di essere tornati in tour non solo in Italia… non ce lo aspettavamo e ci sta dando nuovo entusiasmo.
Avete qualche consiglio da dare ad altri artisti che stanno iniziando questo percorso come il vostro?
Provare, studiare, ascoltare molto e andare ai concerti di altre band. Fate rete, fatevi degli amici e scambiatevi le date. Soprattutto, non sentitevi mai arrivati, anche quando vendete migliaia di dischi (e beninteso, non è il nostro caso!), siete sempre la backing band di qualcun altro.
Grazie per l’intervista. È stato un piacere conoscervi meglio.