Benvenuti all’intervista esclusiva con i Proliferhate, una band metal italiana che ha catturato l’attenzione del pubblico con la loro musica potente e influenzata. Insieme a Omar, voce e chitarra del gruppo, esploreremo il loro percorso artistico, le sfide affrontate e i traguardi raggiunti nel corso degli anni. Dalla formazione nel 2012 alla registrazione del prossimo album, scopriremo i momenti salienti della loro carriera, le ispirazioni dietro le loro canzoni e i sogni che alimentano la band.
Come è nata l’idea di formare la band Proliferhate nel 2012? Quali erano le vostre influenze e obiettivi iniziali?
Ciao a tutti e ciao Ammy, qui Omar (voce/chitarra) dei Proliferhate. Grazie mille per lo spazio concessoci.
La band è nata nel 2012 senza un vero e proprio obbiettivo: eravamo quattro ragazzi piemontesi che avevano voglia di tirar su un progetto Metal di inediti nel quale inserire quante più influenze personali possibili: dal post metal, al progressive death con influenze melodic death.
Come è stato il vostro primo tour est europeo nel 2015? Quali sono stati i momenti più memorabili o le sfide affrontate durante quel periodo?
Il nostro primo tour est europeo nel 2015 è stato un’esperienza incredibile ed indimenticabile. Durante il tour, abbiamo affrontato diverse sfide, come adattarci a nuovi luoghi e orari, gestire le lunghe ore di viaggio e superare eventuali barriere linguistiche.
I momenti più memorabili sono stati molti, ma alcuni si sono distinti particolarmente. Ricordo con grande affetto il concerto in Serbia che abbiamo tenuto a Novi Sad all’interno di un jazz club con una band thrash metal locale e dei ragazzi di un liceo accorsi solo per il fatto che eravamo una band italiana. L’energia del pubblico e l’entusiasmo che ci circondava erano veramente travolgenti.
In generale una delle sfide più significative è stata la gestione del tempo e dell’organizzazione. Con una serie di spettacoli in diverse città dell’est europa era fondamentale mantenere una pianificazione rigorosa e garantire che tutto funzionasse senza intoppi. Nonostante le sfide, il nostro primo tour europeo ci ha insegnato tanto e ci ha reso più forti come gruppo. Abbiamo avuto l’opportunità di connetterci con fan di diverse nazionalità e condividere la nostra musica in modo unico. È stato un momento fondamentale nella nostra carriera e un’esperienza che porteremo nel cuore per sempre.
Raccontateci dell’esperienza di registrazione del vostro primo album, “In No Man’s Memory”. Quali sono state le ispirazioni dietro le canzoni e come è stato lavorare con il produttore Adriano Vecchio?
La registrazione del nostro primo album, “In No Man’s Memory”, è stata una grande soddisfazione. Le canzoni dell’album sono state ispirate dal personaggio dell’Homunculus, in un viaggio tra il “non umano” che incontra l’umano, e le sue contraddizioni. Lavorare con Adriano è stato molto piacevole nonostante fosse la nostra prima esperienza in studio. “In No Man’s Memory” è stato un impegno di cuore e anima da parte di tutti noi per vedere i nostri brani prender forma all’interno di un concept album.
Dopo il successo del vostro primo album, avete scelto di pubblicare il vostro secondo album, “Demigod of Perfection”, in modo indipendente. Cosa vi ha spinto a prendere questa decisione e come avete promosso l’album con le date italiane ed estere?
Abbiamo voluto pubblicare il nostro secondo album da indipendenti poiché non eravamo rimasti soddisfatti della gestione della nostra precedente etichetta. Per poter promuovere il disco ci siamo mossi in autonomia per suonare in Italia e abbiamo effettuato dei concerti / scambio dat con realtà estere.
Parlateci dell’esperienza di registrazione del vostro terzo disco presso i RecLab Studios con il produttore Larsen Premoli. Cosa rende questo album diverso dai precedenti e quali sono le aspettative per il suo lancio nel 2023?
Abbiamo conosciuto Larsen come produttore ascoltando i lavori che ha fatto con i Destrage e abbiamo immediatamente capito che lui poteva essere il produttore giusto per un disco eterogeneo come il nostro. Abbiamo sin dai primi giorni preso confidenza con la strumentazione presente in studio e abbiamo speso parecchio tempo nello spiegare che tipologia di sound desideravamo: un suono analogico che suonasse comunque molto “potente” come impatto. La differenza sostanziale con i due lavori precedenti è che è stato un lavoro di scrittura, preproduzioni ed arrangiamento durato 5 anni (anche causa covid) rispetto ai 3 anni canonici di distanza tra i precedenti dischi.
“Anatomia Dell’Incubo” è il primo estratto dal vostro prossimo album. Qual è il significato di questa canzone e quale messaggio volete comunicare ai vostri ascoltatori attraverso di essa?
“Anatomia dell’Incubo” è un brano ispirato al racconto “I Reziarii” di Dino Buzzati tratto dalla raccolta denominata “60 Racconti”. Il disco intero è un concept basato sulle storie presenti in questa raccolta citata poco fa. In particolare, in questo racconto, si assiste ad un prete che si diletta mentre due ragni combattono tra di loro, avendo poi il sentore che forse, qualcosa o qualcun altro sta osservando lui dilettarsi.
Come descrivereste lo stile musicale dei Proliferhate? Come è evoluto nel corso degli anni e cosa vi distingue dalle altre band del genere?
Il nostro genere musicale può esser definito come un progressive death metal molto contaminato: all’interno dei brani abbiamo spesso delle parti cantate sia in pulito che in growl/scream, inserti con chitarre pulite e alcune sezioni con tempi dispari e groove ritmici particolari. Ci piace mischiare tempi e ritmi tipici di altri generi dandogli un’impronta più metal.
Avete in programma un tour per promuovere il vostro nuovo album?
Al momento non abbiamo date in programma, ma a disco uscito l’idea è di suonare il più possibile sia in Italia che fuori.
In quali paesi vi piacerebbe suonare e c’è qualche particolare città o festival a cui sognate di partecipare?
Un piccolo sogno nel cassetto è quello di suonare in Giappone: paese che ha sempre voluto molto bene alle band italiane di tutti i generi.
Per quanto riguarda i festival ovviamente il sogno è quello di calcare un domani il palco del più importante festival metal al mondo: il Wacken.
Come gestite il processo creativo all’interno della band? Chi si occupa principalmente di scrivere le canzoni e quali temi o argomenti trattate nei vostri testi?
Di solito io porto un riff o un’idea musicale che poi in sala prove viene smussata e rifinita, in seguito Lorenzo (il secondo chitarrista) inserisce le sue parti incastrandosi anche con basso e batteria. Tutti i testi sono curati dal nostro bassista Andrea e i concept dei dischi vengo sempre discussi tutti insieme prima ancora di iniziare a scrivere la musica.
Quali sono i vostri progetti futuri come band? C’è qualcosa che vorreste realizzare nel prossimo futuro o un traguardo che sognate di raggiungere?
Ovviamente ciò che desideriamo maggiormente è suonare dal vivo e raggiungere più persone possibili con la nostra musica. Ci terrei inoltre a ringraziarti Ammy per lo spazio che ci hai concesso e ricordo a tutti di seguirci sui nostri social! A presto.
Grazie per l’intervista. È stato un piacere conoscervi meglio.