Come è nata l’idea di fondare Tol Morwen e cosa vi ha ispirato a unire la passione per la mitologia norrena con il Death Metal melodico scandinavo?
L’idea ci è venuta perché, da un lato, siamo tutti cresciuti ascoltando i giganti della musica scandinava, dagli In Flames ai Dark Tranquillity e agli Amon Amarth, e dall’altro la mitologia vichinga ci appassiona sotto molte forme, dalla rievocazione storica alle serie TV. Fondare i Tol Morwen ci ha permesso di unire queste due passioni in un unico progetto.
Vi siete ispirati alla mitologia norrena anche per i vostri nomi artistici? C’è un legame intenzionale tra i vostri pseudonimi e gli elementi della mitologia che esplorate attraverso la vostra musica?
I nostri pseudonimi sono spesso una versione “scandinavizzata” dei nostri nomi, magari trasposti in modo da creare un legame con personaggi del passato e delle saghe, o con le antiche divinità. Ci permettono di calarci nel nostro personaggio quando suoniamo, sono una sorta di alter ego.
Dopo il vostro primo EP “Ancient North” nel 2018, avete attraversato cambiamenti nella formazione. Come avete gestito questo percorso e come ha influenzato lo sviluppo della vostra musica?
I cambiamenti principali sono avvenuti tra il 2018 e il 2020, quando solo due dei membri originali sono rimasti a far parte dei Tol Morwen (Phil ed Erik); non è stato un periodo facile, ma grazie alla tenacia e alla passione sia dei vecchi che dei nuovi membri la band è riuscita a rimanere coesa e produrre musica anche durante gli anni della pandemia, che sono stati i più difficili in assoluto. In quel periodo abbiamo iniziato a far uscire i singoli originali di Berserkgang, Terror of Rome e Fate of Gods, che hanno permesso di mostrare che i Tol Morwen erano vivi e vegeti e di tenere traccia del nostro percorso evolutivo, sempre più caratterizzato dalle influenze dei nuovi membri: Berserkgang e Terror of Rome sono state scritte ai tempi della formazione originale, mentre Fate of Gods è il primo brano composto da Thorval e mostra già i primi segni del percorso compositivo futuro della band.
Potreste raccontarci la genesi di “Rise of the Fury”? Cosa ha ispirato la scelta di includere versioni rieditate di singoli precedenti insieme a brani inediti?
Volevamo produrre un EP che “fotografasse” lo stato dell’arte dei Tol Morwen nel 2023 unendo il passato al futuro, che gridasse al mondo, insieme al berserker in copertina, che siamo ancora qui nonostante tutte le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare e che abbiamo intenzione di conquistare tutto. Per questo abbiamo incluso i nostri singoli già pubblicati, rieditandoli in modo da avere comunque un sound coerente all’interno di Rise of the Fury, e due nuove canzoni, ovvero Ragnar e Unchained, la cui produzione ha visto veramente coinvolta tutta la nuova lineup dei Tol Morwen.
Le vostre canzoni si basano sulla mitologia norrena. Come vi avvicinate a questo tema nella scrittura dei testi e quale significato ha per voi esplorare queste leggende attraverso la musica?
Erik è l’autore di tutti i testi, e nella scrittura cerca di partire dai punti di vista di personaggi storici o mitologici e da lì esplorare tematiche più ampie, come la rabbia, l’oppressione, la gloria o la morte. L’uso della mitologia norrena permette di prendere questi temi e calarli all’interno di storie ed atmosfere molto caratterizzanti, che ci fanno da fonte di ispirazione e danno un forte valore identitario ai pezzi.
Ogni canzone sembra avere un tema specifico. Potreste condividere il processo creativo dietro brani come “Fate of Gods”, “Unchained” e “Ragnar”, e come avete cercato di trasmettere l’essenza delle leggende norrene attraverso la vostra musica?
Fate of Gods e Ragnar sono partiti da idee di Thorval, mentre Unchained è frutto della mente di Dökk. Entrambi hanno composto gli scheletri originali delle canzoni e li hanno proposti al resto della band, dove ognuno ha contribuito per arrivare alla forma finale dei pezzi. Per quanto riguarda le tematiche, i testi sono l’ultima cosa che viene scritta, e la tematica che li caratterizza emerge man mano che il pezzo prende la sua forma finale: una canzone veloce ed aggressiva come Unchained abbiamo pensato che si sposasse alla perfezione con l’immagine del lupo Fenrir che spezza le sue catene; la solennità di Fate of Gods ci ha fatto pensare al Ragnarok e alla battaglia finale tra dei e giganti; l’incedere di Ragnar invece ci è sembrato adatto per descrivere gli ultimi pensieri del leggendario re scandinavo.
Il vostro sound combina elementi di diversi generi, dal Melodic Death Metal al Post Black Metal e al Groove. Come bilanciate queste influenze diverse nella composizione musicale?
Cerchiamo sempre di tenere in mente che la cosa più importante è la riuscita del brano, che deve avere una coerenza interna in grado di veicolare emozioni ed atmosfere che devono arrivare a chi ascolta nel modo più genuino possibile. Avendo questo scopo verso cui incanalare le forze, riusciamo a scrivere pezzi anche complessi che ci soddisfano e ci permettono di mostrare al pubblico il nostro mondo.
“Terror of Rome”: Questo brano si discosta dagli altri, trattando la storia di Annibale Barca anziché la mitologia norrena. Cosa vi ha spinto a includere questo episodio storico nella vostra narrazione musicale?
Erik fa rievocazione storica con l’associazione Sippe Ulfson, con cui ha più volte ricostruito i celtiberi alleati di Annibale. Era rimasto affascinato dalle vicende del generale cartaginese e ha voluto dedicare un pezzo alla sua figura. Annibale, non essendo romano, era percepito come “barbaro” dai suoi avversari, come sarebbe poi toccato secoli più tardi ai Germani e ai Vichinghi, quindi abbiamo pensato che rendere omaggio a un collega barbaro tanto nobile possa aiutare a mostrare la complessità che si cela dietro a questo termine.
Come avviene il vostro processo creativo nel comporre la musica e i testi? Ci sono rituali o fonti di ispirazione specifici che utilizzate durante la creazione dei vostri brani?
Tutto parte dalla uno di noi che registra a casa un abbozzo di canzone e lo condivide con gli altri, poi ci si trova al pub per scrivere le prime tabulature e si porta tutto in sala prove per lavorare insieme. A volte c’è già un’idea di fondo della tematica che si vuole esplorare, e questo influenza il modo in cui verrà ultimato il pezzo, altre volte invece lasciamo che sia la nostra ispirazione a farci da guida. Il testo viene scritto per ultimo, dopo che sono state abbozzate le linee vocali ed Erik ha approfondito l’argomento che si vuole trattare.
Grazie mille per l’intervista! Speriamo di vedervi presto a un altro concerto!