Iniziare un progetto con una nuova formazione può essere stimolante. Come è nata l’idea del nome della band, “Damn Freaks”?
Stavamo semplicemente cercando un nome che suonasse bene, almeno alle nostre orecchie. Il nome nasce da un blend di due nomi di altre band, ovvero i Damn Yankees ed i Freak of Nature.
Potresti raccontare il processo creativo dietro l’album ‘III’? Come è stato lavorare con un nuovo cantante e come questa nuova dinamica ha influenzato la musica della band?
È stato tutto molto semplice grazie alla guida del nostro nuovo chitarrista e produttore Alex De Rosso. Alex è un vero professionista. Ogni settimana mi mandava un paio di pezzi e noi glieli rimandavamo completi di basso e batteria. In un secondo tempo, dopo aver registrato tutte le parti strumentali, ci siamo messi alla ricerca del nuovo cantante. L’album è nato in circa sei mesi.
Avete affrontato sfide particolari durante la registrazione di ‘III’? Quali differenze o sfide avete incontrato rispetto ai lavori precedenti?
Come dicevo prima, la guida di Alex ha reso tutto molto più semplice rispetto al passato. I precedenti due album peccavano dell’assenza di un produttore e quando andavamo in studio ci affidavamo molto al fonico e a noi stessi. Mancava una guida.
Cambiare etichetta discografica può avere un impatto significativo sulla carriera di una band. Quali sono state le principali differenze o vantaggi nell’avere lavorato con diverse etichette per i vostri album?
Credo che al giorno d’oggi avere una buona etichetta sia ancora molto più importante che nel passato. L’Andromeda Relix è una realtà piccola, produce poche band all’anno e quando sposa un progetto lo fa fino in fondo senza lasciarti mai da solo.
La pandemia ha rappresentato un ostacolo significativo per molte band. Come avete affrontato le restrizioni e le difficoltà legate alla promozione di ‘Love in Stereo’?
In effetti la psico-pandemia ha fatto molti danni, ma almeno ci ha messo in una condizione di prenderci del tempo per pensare al nostro futuro. Questo a portato alla decisione di proseguire con nuovi membri.
Con l’uscita di ‘III’, avete nuovi piani per promuovere l’album dal vivo?
Stiamo lavorando duro per promuovere l’album su tutti i fronti e quindi anche con concerti dal vivo, molto probabilmente il tour iniziare con la primavera.
Come pensate di superare le sfide che potrebbero sorgere in questo contesto post-pandemico?
Posso solo dirti che fare musica è il nostro primario obbiettivo e continueremo sempre a farla in ogni modo.
Ci sono temi o messaggi specifici che volete trasmettere attraverso la vostra musica in ‘III’? C’è un concept o un filo conduttore che lega le canzoni dell’album?
Non direi niente che abbia un filo conduttore e di particolarmente specifico, le nostre canzoni parlano semplicemente di un proprio vissuto. Trattiamo temi seri e mesi seri. Giusto per citarne un paio, Crazy Ride parla dell’esperienza del nostro batterista che, quando aveva 13 anni, scopre l’amore per la musica attraverso l’album dei Bon Jovi “Slippery When Wet” che ha fatto si che decidesse di fare il musicista. L’altra invece, My Resurrection, parla della rinascita dopo il brutto periodo Covid e di come i poteri forti abbiano influenzato tutto quello che e’ accaduto.
Come descriveresti l’evoluzione musicale dei Damn Freaks da quando avete iniziato fino ad ora, specialmente considerando il cambiamento di formazione?
L’evoluzione di una band è normale che ci sia man mano che le esperienze aumentano. Il cambiamento di formazione ha indubbiamente cambiato qualcosa anche se il dna della band è sempre quello. Come dicevo anche prima, il cambiamento maggiore si è visto, più che altro, nella produzione dell’album.
Il processo di selezione di un nuovo cantante può essere complesso. Cosa ha reso Giulio Garghentini il candidato ideale per unirsi alla band e portare avanti il vostro suono?
Giulio è indubbiamente un vero professionista, molto scrupoloso in quello che fa con la musica. Mette tanta passione e da sempre il 100% . Avevo avuto modo di ascoltare il suo album solista “Believe” e mi era subito piaciuto. Quando l’ho contattato si mostrato subito molto entusiasta del progetto e questo mi è stato sufficiente per far si che fosse lui il nostro nuovo frontman.
Ci sono obiettivi specifici che la band si è posta con ‘III’? Quali sono le speranze o le aspettative che avete per questo nuovo album?
Onestamente non abbiamo grosse aspettative. Ci piace fare Rock e per noi questo è già sufficiente. Se poi la nostra musica piace anche al pubblico, ovviamente, è ancora meglio. Indubbiamente tutte le belle recensioni che sono arrivate per il nostro album ci hanno fatto molto piacere.