Come è nata l’idea di formare i Crossing Belt nel 2010, e come è evoluto il vostro progetto da un’iniziale intenzione di suonare cover a quello di creare brani inediti?
Io (Dani, chitarra) e Bobo (basso) ci conosciamo dai tempi delle scuole superiori ma solo verso i 18/19 anni abbiamo cominciato ad imbracciare i nostri rispettivi strumenti. Quasi da subito abbiamo sviluppato l’idea di formare un gruppo rock, tuttavia dopo alcuni tentativi non andati a buon fine, l’occasione si è concretizzata quando in occasione di un matrimonio, gli sposi chiesero a me e a Fabio (voce) di suonare qualche canzone. Lo stesso giorno chiesi a Fabio se volesse formare un gruppo con me e Bobo e lui accettò subito, era l’estate del 2010. Abbiamo cominciato quindi suonando in sala prove le cover di gruppi che incontravano i nostri interessi come Creed, Nickelback e Alter Bridge e di lì a poco cominciammo a scrivere le nostre prime canzoni. Capimmo quasi da subito infatti che gran parte del divertimento arrivava proprio dallo scrivere brani nostri, registrarli e proporli poi dal vivo.
Essendo di Torino, avete trovato ispirazione nella vostra città per la vostra musica? In che modo il vostro ambiente ha influenzato il vostro sound?
In realtà penso che Torino o comunque il contesto torinese non abbia influito affatto. Anzi, il nostro sound è molto influenzato dal country e dal southern rock americano
Avete menzionato che il sound della band è influenzato da post-grunge, metal e country. Quali sono le vostre principali fonti di ispirazione musicali e come avete fuso queste influenze per creare uno stile unico?
Inizialmente eravamo molto influenzati soprattutto dal post-grunge. Come accennato precedentemente abbiamo iniziato suonando cover di Creed, Nickelback e dei primi Alter Bridge. Tuttavia anche band come i Metallica direi che hanno influenzato moltissimo la nostra musica. Penso che questo si senta molto soprattutto nel nostro primo album. Già dal secondo EP “Another Story” abbiamo cominciato però ad assumere un’identità più simile a quella odierna, con una forte vena country e southern. Direi che oggi il nostro sound sia una commistione di tutti questi generi. Spaziamo dall’alternative metal a canzoni che strizzano l’occhio al country, cercando però di mantenere una forte identità e di essere sempre fedeli a noi stessi.
Avete avuto successo in vari contest, inclusi l’Entropik Rock Contest VIII e il ChaChaRum Contest nel 2012. Queste esperienze live e contest, come hanno contribuito alla crescita e al successo della band?
Sicuramente vincere quei contest ci ha dato una grande soddisfazione perché ci ha permesso di suonare moltissimo e di confrontarci con altre band, ma soprattutto ci ha fatto capire che poi, alla fine, non eravamo tanto male e che probabilmente la strada che stavamo intraprendendo era quella giusta.
Avete avuto l’opportunità di esibirvi in Germania e di aprire per Carly Peran. Queste esperienze all’estero, come hanno influenzato la vostra musica e la vostra visione come band?
Ad oggi, quell’esperienza in Germania è stata sicuramente la più bella finora. Suonare davanti ad un pubblico di circa 1500 persone che mostravano interesse nella nostra musica, nonostante fossimo la band spalla, ci ha dato sicuramente una carica ed una adrenalina che non avevamo mai provato. Abbiamo inoltre capito che soprattutto all’estero la nostra musica poteva essere davvero apprezzata appieno. Chissà, forse, un giorno avremo modo di replicare quella esperienza ;-).
La vostra discografia comprende un album e due EP, oltre a una cover della hit di Shawn Mendes. Qual è il vostro approccio nel creare nuova musica, e come avete evoluto il vostro stile nel corso degli anni?
Siamo una band molto prolifica per quanto riguarda gli inediti e sicuramente dal nostro primo album pensiamo di aver fatto grossi passi avanti e sicuramente abbiamo “affinato la tecnica”. Come detto in precedenza il sound della band si è evoluto molto rispetto al sound più cupo e prettamente post-grunge degli inizi. Mentre in precedenza una canzone veniva sviluppata quasi sempre da un mio riff di chitarra che veniva poi sviluppato in sala prove, ora esploriamo diverse possibilità nel comporre musica e ogni membro della band è coinvolto nel processo tanto che certe volte non è ben chiaro quando inizia l’idea di uno e inizia quella di un altro membro. Forse anche questo ha contribuito a sviluppare il nostro sound odierno.
Nel 2022 avete aggiunto due nuovi membri alla formazione. Come si sono integrati Alessio Barberis e Alessandro Balducci nel sound della band, e come hanno contribuito alla vostra recente ripartenza?
Direi molto bene. Abbiamo cambiato moltissimi componenti nel corso della nostra storia seppur il nucleo principale sia rimasto invariato (io, Bobo e Fabio). Con loro c’è stata chimica sin da subito e la tecnica personale seppur eccellente di entrambi è passata in secondo piano. Soprattutto si sono subito adattati all’identità della band e posso dire che hanno di molto contribuito all’evoluzione stilistica dei nostri ultimi brani.
Il 2023 è stato un anno prolifico con diversi singoli pubblicati. Come è stato lavorare con Jaxon degli HTR alla produzione di questi brani, e quali sono le tematiche principali che avete affrontato nei singoli come “Intoxicated” e “Watch You Burn”?
Abbiamo deciso di lavorare con Jaxon degli HTR perché abbiamo potuto vedere la passione e la determinazione che ci mette in quello che fa. Ci dà spesso consigli preziosi, frutto della sua esperienza pregressa maturata sui palchi di tutto il mondo, e devo dire che grazie a lui abbiamo fatto un enorme salto di qualità. Per quanto riguarda invece “Intoxicated” la canzone parla dell’intossicazione da fake news e social media che viviamo quotidianamente e soprattutto che abbiamo subito durante gli anni del Covid. “Watch You Burn” riprende invece temi che abbiamo già esplorato in precedenza come il miglioramento e la rivincita personale. In questo caso specifico la canzone parla di come non dobbiamo assolutamente farci influenzare dalle persone tossiche che ci circondano e che anzi dobbiamo allontanarle il prima possibile.
Come avviene il processo creativo all’interno del gruppo? Ci sono delle ritualità o delle particolari fasi che seguite durante la creazione di una nuova canzone?
Il periodo della pandemia ha influenzato grandemente il modo in cui abbiamo scritto le nostre ultime canzoni poiché ci ha costretto a scrivere ognuno da casa propria, registrandoci e mandandoci le parti tramite internet e stravolgendo il nostro processo creativo. Mentre in passato, come già accennato, si partiva da un mio riff di chitarra e poi si sviluppava successivamente la canzone in sala prove, per queste ultime canzoni siamo anche partiti da una melodia vocale, un ritmo di batteria o anche solo dal mood che volevamo ottenere da una canzone, permettendoci così di esplorare moltissime soluzioni diverse. Avendo poi le tracce registrate su PC potevamo poi lavorare ad ogni singolo dettaglio e modificare con diverse soluzioni quello che non ci convinceva. Credo che questo abbia influito molto nel migliorare la nostra capacità compositiva.
Avete annunciato l’uscita di un nuovo EP che racchiude i singoli pubblicati nel 2023. Quali sono i vostri progetti futuri e cosa possiamo aspettarci dalla vostra musica nei prossimi mesi?
Ad oggi dovranno uscire ancora due singoli che, come detto, verranno racchiusi in un EP che comprende tutti i singoli che sono usciti da “Intoxicated” in poi. Sono entrambe canzoni molto belle e specialmente su una di queste puntiamo davvero molto. Penso di poter dire che sia forse la più bella che abbiamo mai scritto. In futuro speriamo di poter portare la nostra musica in più posti possibili specialmente all’estero. Stiamo lavorando molto su questo progetto e ci crediamo davvero tanto, se continueremo a lavorare sodo come in questi ultimi anni siamo convinti che potremmo toglierci grosse soddisfazioni in futuro.