Come è nata l’idea di formare la band e quali sono state le principali influenze che hanno plasmato il vostro sound Thrash Metal?
L’idea nasce da Merre (batterista) e Giampi (primo bassista della band), compaesani e grandi amici, con la passione della musica rock e poi, crescendo ed ampliando gli orizzonti musicali, per il metal. Ogni membro che è passato ha influenzato e dato un contributo allo stile della band con le proprie influenze, ma chiaramente se dobbiamo trovare delle colonne portanti che sono rimaste dal principio non si possono non citare Pantera e Player. Poi Machine Head, Testament, Exodus. Le influenze hardcore sono sicuramente dovute ai Sick of it all, i blood for blood, black flag…Ma ripeto: ogni membro della formazione ha le proprie influenze ed è bello, in fase di composizione, cercare di amalgamare tutte le idee che ognuno porta.
Potete raccontarci qualcosa riguardo alla vostra evoluzione come band, soprattutto considerando i cambi di formazione e come avete superato le sfide che ne sono derivate?
La band ha avuto molti cambi di line up in effetti, e questo ha rallentato molto il processo di crescita “mediatica” perché ci si è ritrovati spesso a dover cercare nuove persone che si unissero al progetto e, conseguentemente, a dover insegnare i pezzi ai nuovi arrivati e a non poter progettare a dovere. Come detto prima ovviamente ogni persona che è passata ha dato il proprio contributo. Quindi l evoluzione musicale è stata costante. Ci sono brani che abbiamo abbandonato per strada perché non ci rappresentano più e che nemmeno sono stati registrati che solo chi ci segue da anni potrebbe ricordarsi, che testimoniano questa evoluzione.
La sfida più grande è stata l ultimo cambio di formazione poiché è capitato proprio a cavallo della pandemia COVID. Eravamo rimasti solamente in 2 (Merre, batterista e Max, cantante) e abbiamo deciso di buttarci ed andare avanti, provarci per fare uscire l album che era già pronto, ma non ancora uscito, e cercare i nuovi musicisti. Fortunatamente abbiamo subito trovato i 2 chitarristi (Mark e Benji), con cui è nato subito un grande feeling e poco dopo Matt, il bassista.
Il periodo di transizione dopo che alcuni membri hanno deciso di lasciare la band è stato sicuramente un momento delicato. Come avete affrontato questa situazione e cosa vi ha spinto a perseverare nel progetto nonostante le difficoltà?
La situazione è stata affrontata grazie alla grande passione che ci muove e al fatto che crediamo molto in questo progetto. Abbiamo avuto la fortuna di trovare persone che veramente credono in quello che fanno e questo ci ha subito dato forza per continuare e mettere in discussione il progetto, nel senso che c’era bisogno di una svolta per quanto riguarda la mentalità e l’attitudine. Appena completata la nuova formazione ci siamo subito resi conto che con queste persone si sarebbe potuta avere questa svolta, perché hanno tutti subito dimostrato grande attitudine e voglia di fare (al provino per il bassista Matt è arrivato nonostante un braccio ingessato) che si è subito resa necessaria in quanto è scoppiata la pandemia e abbiamo comunque continuato a sentirci da remoto, progettare e comporre. Ogni occasione in cui le restrizioni venivano un po meno ci trovavamo a suonare. Insomma nonostante le sfighe la voglia c era allora come c è adesso.
Qual è stata l’esperienza di registrare il vostro primo album, “Incide your mind”, e come ritenete che questo lavoro abbia influenzato il vostro percorso artistico?
Incide your mind è un lavoro che ha posto le basi di tutto il nostro percorso.
Nel senso che le basi c’erano, ma non erano mai state incise. IYM è una sorta di raccolta di quello che siamo stati come gruppo prima di incidere quel disco. Abbiamo condensato tutte le canzoni che ritenevamo fino a quel momento le più rappresentative della band. Più che l album in se ci ha influenzato proprio la fase di registrazione. Per fortuna abbiamo incontrato una persona (Roberto Priori, approfitto per salutarlo e ringraziarlo) estremamente professionale, che , in modo molto pacato e rispettoso ci ha insegnato molte cose, essendo noi alle prime armi in studio.
Il vostro sound ha subito una trasformazione significativa con l’arrivo di nuovi membri. Quali sono stati gli elementi chiave che hanno contribuito a plasmare questa nuova direzione musicale e come avete accolto questa evoluzione?
Come detto prima ogni membro porta le sue esperienze e influenze. Nessuno in particolare ha contribuito al nuovo sound…è venuto naturalmente amalgamando tutto ciò che ognuno portava. Sicuramente il covid ha spinto verso un tipo di composizione dei pezzi, almeno nelle fasi iniziali, un po atipico rispetto a quello che eravamo abituati. Non era possibile trovarci in saletta quindi ci si sentiva in videochiamata o se veniva un idea la si registrava e si mandava su whatsapp o ci si trovava in 2 a casa se qualcuno aveva la possibilità di muoversi nonostante le restrizioni. In questo modo si sono accumulate idee, che una volta liberi, abbiamo potuto elaborare in saletta.
La pandemia da COVID-19 ha rappresentato una sfida senza precedenti per molti artisti. In che modo avete adattato la vostra routine e il vostro processo creativo durante questo periodo di restrizioni?
Eh..come ho detto prima ci sentivamo costantemente. Come se dovessimo fare le prove almeno 1 volta a settimana ci sentivamo tramite videochiamata. Merre e Mark all epoca avevano la possibilità di beccarsi comunque quindi hanno registrato qualche idea che poi è stata la base per alcuni dei brani che trovate in Eternal SIckness. Ci siamo adattati e abbiamo affrontato la situazione pensando che sarebbe finita presto. Avevamo appena cambiato buona parte dei membri, quindi non eravamo preoccupati per la mancanza di live, così ci siamo concentrati su ottimizzare i brani del vecchio album in base alle caratteristiche dei nuovi ragazzi, a comporre e progettare il futuro.
Il vostro tour in Ungheria e Romania nel 2022 ha portato ottimi feedback da parte del pubblico. Quali sono stati i momenti più memorabili di quel tour e come avete affrontato le sfide logistiche di un tour internazionale?
Il tour è stata un’esperienza magnifica. Ha cementato i rapporti e ci ha fatto crescere a livello artistico. Anche questo è stato un passo in avanti per quanto riguarda l esperienza sia personale che di gruppo. Il pubblico ha apprezzato molto e ci dava la carica ogni sera per suonare al massimo delle nostre possibilità nonostante la stanchezza degli spostamenti. La logistica è stata relativamente facile da affrontare poiché avevamo “SHARKY”, il camper del nostro bassista Matt. Siamo riusciti a farci stare tutto ciò di cui avremmo avuto bisogno e a dormirci in 6 persone ogni notte. Per cui è andato tutto liscio!
Il vostro secondo album, “Eternal Sickness”, sembra rappresentare una nuova fase per la band, con sonorità e temi più maturi ed introspettivi. Cosa vi ha ispirato durante il processo di composizione di questo album e come pensate che si differenzi dal vostro lavoro precedente?
Eternal Sickness si differenzia dal lavoro precedente in quanto è un album concepito dall’ inizio alla fine per essere un album. Ha un concetto di fondo, un filo conduttore, che al precedente album manca essendo più una raccolta di brani composti anche in momenti completamente diversi della vita della band. Il concept alla base di Eternal Sickness e il malessere eterno interiore dell’ essere umano ed il desiderio di eviscerarlo con una discesa nei vari aspetti del lato oscuro dell’uomo descritti nelle varie canzoni. L’ispirazione è stata la voglia di migliorarsi e di dare una spinta più professionale al progetto. Con più pianificazione e progettualità. E questo ci pare che si rifletta sull’album e sul percorso che abbiamo intrapreso per farlo uscire.
Parliamo del vostro debutto al festival metal Eresia. Come è stata l’esperienza di suonare in un festival così importante e come pensate che abbia influenzato la vostra visibilità all’interno della scena metal?
Anche quella è stata un esperienza che ha contribuito a farci crescere come band e come amici. Suonare su palchi del genere con band veramente brave da sempre un gran piacere. Si conoscono nuove persone, scambiandosi pareri e opinioni, e anche questo contribuisce sempre alla crescita artistica di una band.
La visibilità non penso sia quantificabile…non saprei quanta possa avercene data il festival in se. Spariamo almeno un po!
Infine, c’è qualche messaggio che volete condividere con i vostri fan e con chi vi sta scoprendo per la prima volta attraverso questa intervista?
Supportate la musica underground! Andate ai concerti, parlate con le band!
Se vi piace una band imparate a conoscerla, seguitela e, nel vostro piccolo, aiutatela a crescere!
Support!