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Intervista a OneLegMan

Potete raccontarci come è nata l’idea di formare i ONELEGMAN e quali sono state le principali influenze musicali che vi hanno unito?

CECCA: Le origini dei ONELEGMAN sono davvero tutte da ridere! Due lustri orsono mi trovavo al bancone di uno dei peggiori bar di tutta l’emilia romagna quando mi si avvicinò timorosamente un ragazzotto del quartiere che mi chiese se avevo voglia di provare a cantare nel suo gruppo di pazzoidi intenti, al tempo, a coverizzare pezzi massicci di Pride&Glory e Meshuggah.

Io avevo finito il nocino e a loro mancava un cantante. Era il 2003 e lì nacquero i PornoDrome, band grind-death assassino; ONELEGMAN era il titolo di un nostro pezzo in cui il protagonista entrava in una clinica per farsi trapiantare un fallo di cavallo. Di quell’esperienza è rimasto solo il nome, non abbiamo più avuto notizie nè del paziente, nè del cavallo.

Dei membri fondatori siamo rimasti attualmente in due, io alla voce e Riccardo alla chitarra ma la frenesia dei nostri ascolti ed influenze non è minimamente cambiata. Dal classic rock psichedelico dei Pink Floyd alla follia dei SOAD, dalle contaminazioni elettroniche dei Depeche Mode alle complesse coralità dei madrigali. Tutto ci ispira e niente ci disgusta fintanto che si riesca a darne una rivisitazione interessante e far proprio ogni genere e rileggendone i suoi crismi in modo originale.

Nel 2007, il vostro primo demo è stato accolto dalla stampa specializzata italiana come la migliore autoproduzione dell’anno. Come avete reagito a questo riconoscimento e in che modo ha influenzato il vostro percorso musicale successivo?

RICCARDO: Ebbene sì, la nostra demo del 2007 fu davvero recensita tra le migliori autoproduzioni di quell’anno. Questo ci spinse fortemente a concentrarci nella missione di arrivare ad full-lenght di qualità nel quale poterci esprimere al meglio. Da quella necessità nacque la collaborazione con un duo di produttori, Eddy Cavazza e Giuseppe Bassi. Duo tanto eclettico quanto professionale, la DysFUNCTION PRODUCTION. Mai alchimia fu più azzeccata generando insieme a loro i nostri successivi 2 album ufficiali, “The Crack” nel 2011 e “Do You Really Think This World Was Made For You?” del 2015. La collaborazione è continuata anche per il nostro ultimo lavoro “Event Horizon” con entrambi nonostante non fossero più un unico team di produzione proprio per la fiducia che riponiamo in loro.

Come è nata la collaborazione con Dysfunction Production e cosa ha significato per voi lavorare con una produzione così prestigiosa?

RICCARDO: Amicizie in comune ci hanno messo in contatto e la loro già ben nutrita serie di collaborazioni ci ha convinto che fossero la scelta giusta. Grazie a loro abbiamo capito l’importanza per noi fondamentale di avere un orecchio competente ed esterno alla band cui affidarsi per quello che riguarda l’arte di arrangiare musica e scolpire un proprio suono che renda unici e riconoscibili. Tutta la nostra spontanea creatività di allora ha trovato davvero il suo corretto posto nel mosaico cervellotico della creazione di un vero e proprio disco!

Il vostro primo album ufficiale, ‘THE CRACK’, è stato distribuito in numerosi paesi. Come sono state accolte le vostre canzoni dal pubblico internazionale rispetto a quello italiano?

CECCA: Devo dire che il calore dimostrato dai fans è stato unanime, indipendentemente dal paese di provenienze degli ascoltatori! La scelta di orientarci fin da subito verso l’inglese come lingua dei nostri testi ha facilitato a restringere le distanze fra noi ed un pubblico internazionale. Fin da subito ho capito che avrei dovuto infatti concentrarmi particolarmente sulla pronuncia e risultare più credibile che potevo poiché noi emiliani siamo piuttosto famosi per le nostre cadenze e le “esse” sibilanti. Sforzi ripagati poiché le recensioni e vendite anche dall’estero hanno rappresentato una vera e propria soddisfazione imprevista visto che siamo riusciti a supportarle con date all’estero in Germania e perfino in Ucraina prima dell’inizio dell’attuale conflitto.

Questo album ha un tema molto particolare e concettuale. Potete approfondire il messaggio che volevate trasmettere e come è stato accolto questo concept album dalla critica internazionale?

RICCARDO: Il tema della rottura è qualcosa che ci accompagna appunto fin dal nostro esordio con “The Crack” come facilmente intuibile dal viso di Cecca che nell’immagine di copertina collassava in mille pezzi sotto le dita di una splendida ragazza come fosse fatto di porcellana.

Allora come oggi usiamo questa metafora per riportare visualmente il nostro concetto di musica: la nostra identità di gruppo è unica ma ci piace giocare con la varietà estrema dei nostri gusti musicali infrangendo come specchi le aspettative degli ascoltatori dando così loro una visione estremamente varia di generi e di prospettive musicali inaspettate. Aspettative che cambiano sia da un brano all’altro di ognuno dei nostri dischi, che all’interno della stessa canzone rompendo le classiche strutture e stilemi che vogliono il metal come un genere rigido ed assolutamente definito.

La corretta pronuncia nel registrare le voci e la scelta di termini e parole adeguate e ben ragionate durante la scrittura sono aspetti essenziali senza i quali non avremmo ricevuto le calorose e positive recensioni che sono effettivamente arrivate.

“DO YOU REALLY THINK THIS WORLD WAS MADE FOR YOU?” è un concept album che esplora il tema del cambiamento attraverso le esperienze di persone colpite da una tragedia. Potete condividere con noi qualche dettaglio sulle storie o sugli eventi che vi hanno ispirato e come avete cercato di trasmettere queste emozioni profonde e complesse attraverso la vostra musica?

CECCA: “DYRTTWWMFY?” è incentrato sul tema del cambiamento, ispirato e dedicato alla popolazione emiliana colpita dai terremoti del maggio 2012. Il cambiamento forzato costringe le persone a modificare le proprie abitudini di vita e fa perdere i riferimenti di sempre. Abbiamo messo al centro l’uomo, non solo come vittima ma come carnefice di se stesso, cercando di esprimerci osservando da più punti di vista, raccontando storie, riflettendo molto su noi stessi, sulla nostra avidità, sull’egoismo, sulla incapacità di esprimere i sentimenti e il dare tutto per scontato, ma anche sul valore e sulla potenza della Vita. L’album stesso ha subito ritardi piuttosto importanti sia nella realizzazione che nella sua uscita poiché i nostri produttori insieme a parecchi amici di altre band vivono tutt’ora nelle zone più colpite da quel terremoto, tra Mirandola e Poggio Rusco. Andare in quelle zone durante la scrittura e la registrazione significava passare attraverso tutto il dolore e la tragedia vissuta direttamente da loro. Sono tutt’ora evidenti le cicatrici lasciate al paesaggio quando torniamo in quelle zone ma la forza della rinascita e l’operosità della popolazione hanno ridato vita vera a quei posti!

Avete avuto l’opportunità di esibirvi con band come DEEP PURPLE, MISFITS e LACUNA COIL. Quali sono state le esperienze più memorabili e cosa avete imparato da queste esibizioni?

CECCA: DeepPurple, Misfits, Lacuna Coil, Destrage, Cynic, Freak Kitchen, WolfMother… Siamo stati fortunati a poter condividere il palco con band di questo calibro e le lezioni imparate e riconfermate ogni singola volta che viviamo esperienze così importanti sono sempre le stesse: essere il più professionali possibile senza però dimenticare di divertirsi e godersi l’energia dei grandi palchi. Credere nella propria musica poi è il segreto per riuscire a creare fin da subito empatia con i fans di questi mostri sacri, venuti al live per i loro beniamini ma comunque carichi e presi anche dai nostri pezzi nonostante per tantissimi di loro fosse la prima volta che ci ascoltavano: questo è un altro segno che la via che abbiamo preso è quella giusta.

Il vostro nuovo album “Event Horizon” è stato descritto come un mosaico di suoni e concetti. Potete spiegarci la direzione artistica di questo album e cosa vi ha ispirato nella sua creazione?

CECCA: Con “Event Horizon” abbiamo rivolto il nostro sguardo e quello dell’ascoltatore al cielo con la certezza che quanto più lontano riusciremo a guardare tanto più capiremo di noi stessi. Le liriche poi, per me, sono sempre state un processo tanto lungo quanto delicato e doloroso. Si perché se il concept è il Big Bang da cui nasce il disco, i testi sono l’ultima cosa a prendere vita e dovranno adattare la loro forma al recipiente per non creparlo o peggio romperlo in mille pezzi.

I temi trattati in “Event Horizon” sono molto profondi e spaziano dalla teoria del caos all’amore come forza elementare. Come avete tradotto queste idee complesse in musica?

CECCA: Nella realizzazione di questo album è stato scelto prima il concept lirico e solo dopo quello musicale che ne è risultato quindi fortemente influenzato nella composizione e negli arrangiamenti. Non ci si è però seduti a tavolino chiedendoci che tipo di album comporre, abbiamo semplicemente suonato quello che vorremmo sentire ma che è così raro trovare ad oggi racchiuso in un unico album. Il disco è pieno di dettagli, colori e sfumature, è vivo, ed ogni volta che lo ascolti lo senti evolvere, crescere, muoversi. L’ispirazione dei  temi che volevamo affrontare è arrivata da diverse direzioni: io ho letto e studiato diversi saggi di materia scientifica incentrati alla fisica e allo studio dell’universo ma molto ha contribuito anche il cinema con diversi film a loro volta proiettati verso lo spazio e la fantascienza fra i quali “Passengers”, “Interstellar” e “Arrivals”, capolavori da vedere e rivedere decine di volte.

Come vedete l’evoluzione della vostra musica nei prossimi anni e quali sono i vostri progetti futuri?

RICCARDO: Musicalmente parlando ci sarà sicuramente quella sorta di “imprevedibilità organica” cui abbiamo abituato il nostro pubblico senza focalizzarci su un unico genere per creare la nostra versione di un crossover acustico attuale. Discutendone animatamente fra noi e i nostri produttori siamo arrivati alla conclusione che la grande differenza che dovremo elaborare e digerire rispetto al nostro classico modus operandi sarà quella relativa alla distribuzione e promozione del nuovo materiale. Tutto evolve con una velocità spaventosa e restrae al passo non sarà una impresa da poco: diminuire le stampe fisiche dei CD oramai venduti per lo più durante i concerti, fare più uscite di pochi brani per volta a cadenze meno dilatate rispetto a quelle richieste dalla lavorazione di un disco intero, ragionare su un modo di coinvolgere il pubblico nelle fasi creative o farlo assistere alle prove con piattaforme di streaming… Il futuro è qui e farne parte adeguandosi alle nuove opportunità offerte dalla tecnologia è una sfida entusiasmante.

Avete un messaggio speciale che volete condividere con i vostri fan e i lettori di questa intervista?

CECCA: Ascoltate musica di qualità, andate ai live, abbiate cura di voi stessi e non guidate dopo aver bevuto.

RICCARDO: Cheers!