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Intervista a Hell Theater

Oggi abbiamo il piacere di intervistare gli HELL THEATER band horror metal di Venezia attiva dal 2009. Oggi parleremo del loro viaggio musicale, delle ispirazioni dietro i loro lavori.

Potete raccontarci come è nata la band nel 2009 e quali sono state le principali influenze musicali che hanno dato vita al vostro stile “horror metal”?

Ciao Ammy, certamente. La band nasce da un’idea di Victor e si sviluppa traendo ispirazione dall’horror, genere a cui è sempre stato legato. Il progetto ha avuto un periodo di gestazione in cui sono stati ricercati gli altri componenti, quindi c’è stato un avvicendarsi di vari elementi, perché l’idea generale era che tutto il gruppo fosse indirizzato verso un certo stile, e le idee fossero in accordo. Dopo qualche tempo si è giunti alla formazione stabile che ha registrato il primo materiale, fortemente influenzato da artisti come King Diamond, Mercyful Fate, Judas Priest, Death SS, solo per citare i più noti. Non per nulla ogni componente ha un nickname particolare e un personaggio proprio, ovviamente appartenente alle sopracitate tematiche horror.

Cosa significa per voi il nome “Hell Theater”? In che modo “Hell” e “Theatre” si riflettono nel vostro sound e nelle vostre performance live?

Come si può capire dal moniker, “Hell Theater” sta a significare qualcosa come “teatro infernale”. L’idea della band è sempre stata quella di mettere in scena uno spettacolo visivo oltre che musicale, con costumi e atmosfere, cercando di coinvolgere il pubblico il più possibile. Non ci interessa di andare sul palco e fare il nostro show stiracchiato; noi curiamo tutti gli aspetti, cominciando dal tema che Victor prepara prima, passando per la parte tecnica (songwriting e strumentale) che deve essere sempre al top, finendo con coreografia e scenografia, che sono ideate per portare il pubblico a calarsi nell’atmosfera delle canzoni.

Recentemente siete tornati alla vostra line-up più famosa, con l’aggiunta di Guh.Lu al basso come ospite nell’ultimo album. Come è nata la collaborazione con Guh.Lu e in che modo ha arricchito il vostro sound? 

Guh.Lu è un nostro amico di lunga data, prima ancora che entrasse a far parte dei Gorgoroth,  che ci ha aiutato a registrare le parti bassistiche in un momento in cui la band era ancora un po’ disgregata. Gli HT venivano da un lungo periodo di inconvenienti, avendo sofferto la dipartita di Victor e dell’allora bassista Bunny. Ci fu un tentativo di riformare il nucleo iniziale con Alex al basso che però non andò in porto, ma il materiale prodotto era già pronto e di buon livello, quindi Guh.Lu si offrì di registrare e magari dare un aiuto anche coi concerti, così il disco potévedere la luce, con la garanzia di avere un bassista capace che sa fare il suo lavoro. Adesso la band è di nuovo stabile e con la formazione originaria dopo ben dodici anni: Victor, Brian, Buryan , Bob e Alex.

I vostri album sono veri e propri concept a tema horror. Da dove prendete ispirazione per le storie che raccontate?

Il primo lavoro, “Reincarnation of Evil”, si ispira molto ai classici horror degli anni d’oro dello splatter, pescando molto da storie come “Venerdì 13” e “Non Aprite Quella Porta”. La storia parla di un ragazzo particolare che soffre per una situazione oltre il limite del sopportabile e finisce col farsi possedere da un demone, che lo rende uno spietato assassino. In “S’Accabadora” viene esplorato il folklore italiano, più isolano nella fattispecie. Una donna che visita di notte le abitazioni delle persone mortalmente malate e quindi in fin di vita, per assestargli il colpo di grazia e terminare le loro sofferenze. Nella storia di “S’Accabadora” questa donna viene ingannata per mire personali e quindi comincia a mettere in atto la sua tremenda vendetta. Il prossimo disco, che è attualmente in lavorazione, è ovviamente top secret, ma continueremo a raccontare vicende folkloristiche delle nostre terre. 

Il vostro ultimo album “S’Accabadora” si basa su una figura tradizionale sarda. Cosa vi ha affascinato di questa leggenda e come avete trasformato questo mito in musica?

Innanzitutto cominciamo con lo specificare che la femmina Accabadora potrebbe non essere solo un mito, ma essere realmente esistita; poi ovviamente conta molto il fatto che Victor abbia delle radici sarde e quindi si è ispirato volentieri alle tradizioni dei posti della sua infanzia, e in cui ogni tanto ritorna. Il disco è stato costruito come facciamo sempre: viene preparata la storia e quindi si lavora subito ai testi, dopodiché la band cerca di inserire correttamente le parti strumentali seguendo il filo conduttore e cercando di dare il giusto climax ai testi. È un processo abbastanza lungo in realtà, che ci porta spesso a fare e rifare molte volte per poi scartare e rifare tutto daccapo. Abbiamo scelto la via difficile, ma questo ci da molta soddisfazione quando arriviamo alla fine delle lavorazioni.

I vostri lavori hanno ricevuto recensioni eccellenti, con voti tra 8/10 e 9/10 su diverse riviste di settore. Qual è secondo voi il segreto per mantenere un livello così alto di apprezzamento da parte della critica?

Se parliamo di dischi, sicuramente il livello tecnico e le scelte in fase di registrazione. Lavoriamo caparbiamente sui riff finché non ci convincono al 100%, e cerchiamo di non lasciare mai parti noiose o banali. Tutto viene studiato più e più volte per essere il meglio che possiamo dare. Poi in fase di produzione per noi è vincente la scelta di lavorare con sistemi analogici, anche se si usa sempre meno. Ci piace sentire le valvole che aggiungono colore al suono piuttosto che utilizzare il digitale, piatto e senza personalità, che non ci convince affatto. I dischi odierni soffrono molto il fatto che suonano tutti uguali, mentre gli HT hanno il proprio sound caratteristico.

“Reincarnation of Evil” è stato definito come il miglior debutto metal dell’anno da “Heavy Metal Webzine”. Come avete vissuto questo riconoscimento e come ha influenzato la vostra carriera?

Ovviamente le critiche molto positive ci gasano parecchio e a quei tempi abbiamo avuto un bel ritorno di feedback. Siamo riusciti a suonare più di prima e farci conoscere in Italia e all’estero, ci sono stati festival e palchi migliori dove riusciamo ad esprimerci al meglio, che hanno sostituito i piccoli locali da cui eravamo partiti e che non ci valorizzano come vorremmo. Insomma, fu un bel passo avanti. Oggi ricerchiamo prevalentemente bei palchi, anche se a volte capita comunque di adattarsi, a patto che non manchi mai la possibilità di montare un bello show.

Il vostro approccio teatrale e multisensoriale si traduce anche nelle vostre performance dal vivo.

Cosa può aspettarsi un fan da uno show degli HELL THEATER?

Noi siamo una band che vive di live. I nostri concerti sono dei veri spettacoli dove cerchiamo di mettere in scena le storie, quindi luci particolari dedicate, il fumo che ti scende tra le gambe come nelle cripte, montagne di teschi, il corpse painting, i costumi che Victor cambia tra una canzone e l’altra… Cerchiamo sempre di aggiungere qualcosa di nuovo per ogni storia narrata al fine di coinvolgere non solo le orecchie di chi ascolta, ma anche gli occhi, tipo appunto, una rappresentazione teatrale.

Come vedete l’evoluzione dell’horror metal come genere e qual è il vostro contributo unico in questo panorama?

Beh, speriamo che la cosa ci porti bene e che il pubblico rimanga interessato almeno come lo è stato finora, anche se attualmente anche l’horror stesso sta cambiando. È sempre meno collegato a occulto, religioni e misticismo, preferendo provare a scioccare con temi attuali e più moderni, tipo i soliti liceali sbronzi che vengono trucidati dal maniaco di turno. È per questo che cerchiamo di trarre ispirazione da cose che, seppur antiche, sono o potrebbero essere realmente esistite. Continua a piacerci quella vena di arcano e di mistico che potrebbe celarsi dietro ad avvenimenti apparentemente più comuni, seppur macabri.

Avete già in mente nuovi progetti o collaborazioni per il futuro? Cosa possiamo aspettarci dagli HELL THEATER nei prossimi anni?

Sicuramente un altro disco e più concerti possibili, poi dipende da come si evolverà la situazione, che specialmente nei confronti del Metal è alquanto impietosa al giorno d’oggi. Purtroppo si sta perdendo la voglia di muoversi e vedere le band, a meno che non siano sempre le solite storiche, e si sta disgregando sempre più la scena che ha contraddistinto questo tipo di musica. Ragazzi, andate a vedere i gruppi, perché un giorno magari diventeranno grandi e voi potrete ricordarvi di esserci stati quando ancora ne valeva la pena e si spendeva poco o niente per vederli.