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Intervista a Nexxt

La band è nata nel 1993 con il nome “Next”, per poi diventare ufficialmente “NEXXT” nei primi anni 2000. Quali erano le vostre principali influenze musicali in quel periodo? E cosa vi ha spinto a modificare il nome?

Michele:  Ciao. Prima di tutto grazie anticipatamente per lo spazio che ci state dando sulla vostra webzine. Dunque: i Nexxt sono imbevuti di molte influenze, tra le più svariate. Potrei citarti Annihilator, Atheist, Sepultura, Voivod, Death e primi Metallica e tutto il buon Metal che si suonava un tempo, influenze che – anche se ampliate – ci accompagnano ancora oggi. Per quanto riguarda il cambio del nostro moniker, questa decisione fu presa per personalizzare ulteriormente il nome e, quindi, anche l’idea alla base.

Il vostro sound si è subito orientato verso il Thrash Metal o avete sperimentato altri generi inizialmente?

Michele:  La miscela di base è sempre stata il Thrash Metal, ma su questo punto direi che valga la pena spendere qualche parola in più. Direi che sin dall’inizio, non ci siamo preoccupati troppo del rientrare in un genere musicale di riferimento. Il nostro sound – come spero avrai avuto modo di percepire – è molto elastico e personale, tanto più che abbiamo un po’ di difficoltà a riconoscerci sotto questa etichetta. Quando componiamo al posto di chiederci ‘Perché?’, ci chiediamo ‘Perchè no!?”

La vostra musica ha sempre avuto una forte componente sociale e storica nei testi. Cosa vi ha spinto a trattare tematiche come la Seconda Guerra Mondiale in brani come Air Raid – 22 Luglio 1943?

Christian: I testi dei Nexxt sono da sempre correlati a temi sociali e attuali, ma anche ad avvenimenti storici e letterari. Il testo di Air Raid – uno dei nostri cavalli di battaglia  – nasce dai racconti di mio nonno e dalle molte testimonianze dei vecchi che passavo ore ed ore ad ascoltare. Quello del 22 luglio 1943 fu uno dei bombardamenti più violenti subiti in Italia durante il conflitto. Foggia fu praticamente rasa al suolo. Sul testo ho deciso che doveva essere schietto e descrivendo senza fronzoli, il terrore e l’angoscia provati dalla popolazione inerme, all’arrivo delle fortezze volanti.

Il vostro EP Apparent Control (2003) e l’album Strength of the Rooted One (2006) sono stati ben accolti dalla critica. Quali sono state le principali differenze rispetto ai vostri lavori precedenti?

Michele: Di fatto il nostro sound si è venuto a definire proprio con questi lavori. Le demo precedenti erano caratterizzate da un sound molto primitivo e realizzate in maniera decisamente rudimentale. L’ep Apparent Control è stato invece realizzato su bobina e ancora oggi mantiene inalterato quel sapore oscuro e piacevolmente ‘polveroso’, tipico di un lavoro vintage di nome e di fatto, visto che sono passati ventun anni da allora. Anche Strenght ha goduto di una produzione di buon livello (anche se, a conti fatti non c’ha soddisfatto a pieno) ed è un album caratterizzato da brani molto particolari e ricercati, come anche Master and Margherita, tratto dall’omonimo romanzo di Bulgakov. Siamo sempre in continua evoluzione.

Avete avuto l’opportunità di suonare con band come gli Ancient e di partecipare a eventi importanti. Qual è stata l’esperienza live più significativa per voi?

Christian: Ci sono stati diversi concerti memorabili, ma in particolar modo ricordo un concerto dove fummo invitati ad esibirci durante un evento per la commemorazione dei caduti di Nassiriya nell’ isola della Maddalena in Sardegna. Qui rimanemmo piacevolmente sconvolti dall’ospitalità e dal trattamento. Ci siamo sentiti come i Metallica (risate. n.d.A). Poi fu un momento di profonda condivisione che fece da ulteriore collante fra di noi, ovviamente parlo della formazione dell’epoca che era un quintetto. Un’ altra esperienza degna di nota fu il Metal Aggression nel 2005, proprio dove condividemmo il palco con gli Ancient. Suonammo davanti ad un pubblico scatenato. È stato un grandissimo concerto. Ovviamente ricordiamo bene anche altri eventi dove abbiamo aperto per i  Fleshgod Apocalypse, i Destruction e il mitico Paul Di’anno. Questi ultimi per noi hanno rappresentato una grande gratificazione artistica.

Alex: Da ultimo entrato (ormai quasi cinque anni fa) posso dire che uno dei concerti più per me più significativi è stato quello al Ragnarock di Foggia, circa un anno fa. Era il primo live con la formazione attuale e devo dire che, anche in quel caso, è stata una serata memorabile, sia come prestazione live che come partecipazione del pubblico. Una serata di cuore, sudore e acciaio.

Dopo l’uscita di Addicted to Sin nel 2007, la band ha vissuto diversi cambi di formazione. Come avete affrontato questi cambiamenti?

Michele: Nell’unico modo possibile: senza perderci d’animo. Ad un certo punto, chi per una ragione, chi per un’altra, molti membri storici hanno lasciato la band. Ad un certo punto siamo riamasti solo io e Chris. Ma, con molta pazienza, tenacia e fiducia, abbiamo ricostruito la line up ed oggi siamo più uniti e determinati che mai. Il segreto è sempre quello: mai demordere.

Pasquale: Obbiettivamente abbiamo affrontato dei momenti davvero molto complessi, ma mai si è pensato di tirare i remi in barca. Come si dice, “ciò che non uccide, fortifica” ed è stato proprio il nostro caso. Paradossalmente proprio questa situazione di instabilità c’ha permesso di fare maggiormente quadrato e di rafforzarci anche sotto il profilo umano, oltre che musicale. Questa rinnovata armonia si percepisce in maniera decisamente netta nel nuovo disco.

L’EP Arise or Die del 2015 ha segnato un nuovo capitolo per la band. Quali elementi nuovi avete introdotto rispetto ai lavori precedenti?

Christian: Di base abbiamo implementato la formula vincente dei Nexxt, ovvero riff potenti e melodie accattivanti. Brani come Sacrifice In The Struggle e Rat Race sono dei cavalloni di battaglia sempre presenti nella nostra scaletta. Su Jonestown e Unfair Comparison sono brani un po’ più tecnici e ‘prog’ come impostazione.

Nel 2023 è uscito il vostro ultimo album, Spiritual Survivor. Qual è il concept dietro questo disco?

Alex: Diciamo che più che un concept, c’è un clima particolare dietro la produzione di questo disco. Considera che durante la prima stesura di questi brani la band ha affrontato numerose defezioni e in più c’è stata anche la Pandemia a rendere il tutto più complicato. Chris e Michele mi raccontavano di come per riuscire a concludere i brani, fossero costretti a muoversi nell’ombra e a vedersi in luoghi di fortuna come dei cospiratori (risate. n.d.A). Senza dilungarmi troppo Spiritual Survivor ha certamente come epicentri tematici la resilienza, la prontezza e la capacità di reazione anche nelle difficoltà in apparenza più insormontabili. Tutte sensazioni che hanno caratterizzato fattivamente la realizzazione di questo disco.

Avete lavorato su questo album in diversi studi di registrazione. Come è stato il processo produttivo?

Christian: È stata una vera odissea per tutta una serie di ragioni. Un lavoro lungo, meticoloso al millimetro ma che però ha dato i frutti sperati. La resa del disco ha rispettato le nostre aspettative in termini di potenza, spessore e intenzioni. In questo un grande grazie va a Gianni Colonna del Kuore Nero Studio, per la grande pazienza e la disponibilità. Giusto per la cronaca Gianni è stato uno dei first mover della scena metal di Foggia con i suoi Social Mayhem ed è stato da sempre un grande amico della band. Ha anche inciso un solo su uno dei nostri brani.

Tramite lui siamo entrati in contatto con tutta una serie di realtà del nostro territorio, caratterizzate da grande attenzione e professionalità, a cominciare dal New Born Studio di Barletta dove abbiamo effettuato le riprese della batteria, al già citato Kuore Nero Studio fino al Pitagora Studio di Foggia di Giulio Abbattista col quale abbiamo lavorato al missaggio e al mastering del disco. È stato davvero un lavoro corale che ha ulteriormente rafforzato anche il nostro legame d’amicizia, che è il vero nucleo di forza di questa band che è, prima di tutto, una famiglia.

Quali sono i vostri piani futuri? State già lavorando a nuova musica?

Alex: Si. Stiamo lavorando alla preproduzione di un singolo che uscirà sicuramente in primavera. Il singolo in questione è un vecchio brano, praticamente inedito ma che ha un fortissimo impatto dal vivo. A questo punto abbiamo ritenuto utile riregistrarlo e farlo ascoltare al massimo del suo impatto. In contemporanea stiamo iniziando a lavorare al materiale del prossimo disco. Non vogliamo azzardare tempistiche, ma credo che un buon annetto se ne andrà per il lavoro.
Per il resto vi rimandiamo ai nostri canali social. Grazie a tutto lo staff di TgMetal per lo spazio! Siete grand!

Grazie a voi ragazzi, è stato un vero piacere!