Ciao ragazzi! Allora intanto benvenuti su TG Metal.
Per chi ancora non vi conosce, chi sono i Fourth Heaven e come descrivereste il vostro progetto?
Grazie di averci invitati in questo spazio a nome del programma Fourth Heaven.
Il progetto è un insieme di storytelling e musica. Da una parte c’è la narrativa dietro il Programma dove cerchiamo di tramandare la “lore” della Sacerdotessa. Musicalmente, invece, il progetto attinge dal mondo Dark, Metal ed elettronico per creare un universo sonoro mistico ma anche intimo.
Una delle cose che mi ha colpito di più è il mondo che avete costruito attorno ai Fourth Heaven, con la figura della Sacerdotessa al centro di tutto. Da dove nasce questa idea e cosa rappresenta per voi?
La Sacerdotessa è maschera e rivelazione al contempo. Nasce dalla necessità di custodire alcune storie intime ma allo stesso tempo poter divulgare un messaggio di trasformazione interiore attraverso il superamento del confine tra forza e vulnerabilità. Per noi accettare la vulnerabilità della nostra esistenza è un atto di grande forza dove non cerchiamo più di controllare il mondo ma solo migliorare noi stessi.
Nei vostri testi si percepisce un forte percorso di trasformazione, quasi una rinascita dopo momenti difficili. Quanto c’è di vissuto personale dietro questi temi?
Mi aggancio a quanto detto prima e sì, tutti i temi trattati dalla Sacerdotessa sono parte di un vissuto che lei ha trasformato da dolore in forza. Crediamo vi sia un’energia che possa risonare in tante storie che molti di noi affrontano, dallo scoprirsi ingabbiati in prigioni senza sbarre al fidarsi di un amore che chiede senza mai dare.
Una cosa che mi ha colpito è quanto sia curata la parte visiva dei vostri videoclip. Penso ad esempio a “Mercy”, con quell’effetto da vecchia VHS che crea un’atmosfera davvero particolare. Quanto conta per voi l’immagine nel raccontare la vostra musica?
Possiamo dire che l’immaginario e il mondo che vogliamo creare siano importanti tanto quanto la musica, sono elementi complementari. Il videoclip di Mercy è stato pensato per raccontare la conversione dei primi adepti al Programma tramite una sorta di indottrinamento all’Arancia Meccanica, così le persone che vedranno il videoclip si ritrovano a loro volta nella posizione dei protagonisti del video a guardare le stesse scene che hanno portato alla loro conversione. Un po’ come negli horror in cui i personaggi trovano la cassetta che ha traumatizzato altre persone prima di loro.
Guardando le vostre copertine e i vostri videoclip, ho notato spesso questo contrasto tra luce e oscurità, tra figure che sembrano voler comunicare qualcosa ma che allo stesso tempo restano quasi misteriose. È una scelta estetica o c’è un significato più profondo dietro tutto questo?
L’ombra secondo noi non nasconde ma custodisce le parti più recondite del nostro animo. Ci sono parti della nostra personalità che mettiamo in un angolo buio della nostra psiche perchè pensiamo non ci appartengano, un’oscurità che accoglie quello che non riusciamo ad abbracciare.
In questo senso le nostre figure risultano sfocate e misteriose perchè la luce che ci colpisce mette in evidenza solo una parte di noi.
Tra tutti i brani di “Eclipse”, “Crown of Shame” mi ha dato l’impressione di essere uno dei più personali. Mi sbaglio o c’è qualcosa di particolarmente vissuto dietro questo pezzo?
Crown Of Shame fa riferimento al sentimento di vergogna che ereditiamo dal giudizio altrui, dai momenti della vita in cui le colpe di altri ricadono su di noi, dalle relazioni tossiche in cui il senso di colpa viene utilizzato per manipolare e noi lo accettiamo. Per la Sacerdotessa è il momento in cui si è liberata dalle catene mentali che la tenevano prigioniera.
In “The Spell” tornano elementi legati alla magia, ai rituali e alla guarigione. Quanto conta il simbolismo nel vostro modo di scrivere e di raccontare certe emozioni?
Il simbolismo è un modo di comunicare alla parte inconscia della nostra mente prima che a quella razionale. Per noi è uno stile di comunicazione fondamentale che può essere trovato in tutte le nostre rappresentazioni visive, come nel nostro logotipo dove uniamo geometrie somiglianti a una cattedrale, la luna come simbolo di femminilità e trasformazione, lettering nascosto delle parole “Fourth Heaven”.
Ascoltando la vostra musica e osservando la vostra estetica, si percepiscono influenze che vanno ben oltre il metal. Quali sono state le fonti d’ispirazione più importanti nella costruzione dell’identità dei Fourth Heaven?
Oltre alcune reference Metal, le principali influenze sono Dark Pop, EDM e Drum ‘n’ Bass. L’uso dei sintetizzatori ad onda quadra, alcuni bass synth e le tastiere tetre e malinconiche ci ha permesso di costruire i brani dietro un’impalcatura prettamente elettronica rispetto ad una metal. A parte Mercy, per le altre canzoni non abbiamo seguito un songwriting riff-based ma piuttosto siamo partiti dai beat e dai synth per poi sviluppare tutto il resto intorno.
Dopo l’uscita di “Eclipse”, quali sono i prossimi passi per i Fourth Heaven? Possiamo aspettarci concerti o nuovi progetti all’orizzonte?
Questo autunno stiamo provando a programmare date fuori Milano per viaggiare maggiormente e portare il messaggio della Sacerdotessa. Non nego che stiamo già lavorando su nuovo materiale, non sia mai che verso ottobre possa uscire un nuovo capitolo che racconti una parte inedita della storia del programma e della Sacerdotessa…
Siamo arrivati alla fine dell’intervista. C’è qualcosa che volete dire ai lettori di TG Metal e a chi magari vi sta scoprendo per la prima volta?
Grazie Ammy per questo spazio, a chiunque voglia approfondire ed unirsi al Programma, il nostro è uno spazio condivisione dove cerchiamo di essere semplicemente più umani. Non trasformeremo il piombo in oro, ma cerchiamo di portare un piccolo seme di cambiamento in questo mondo.