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Intervista Jena

Cambiamenti Sonori e Rinnovamento: Il Percorso dei Jena da “Womandile” a “OUTLAW”

Dal vostro EP autoprodotto “Jena”; al primo album in studio “Womandile”, come descrivereste l’evoluzione musicale della band?

L’evoluzione della band durante quel periodo è stata sicuramente una consapevolezza sempre maggiore di cosa effettivamente voler portare sul palco, l’EP, che è stato un prodotto forse grezzo ma che serviva a prendere una direzione è poi sfociato in un disco vero e proprio, con tutte le caratteristiche del caso e una direzione ben precisa.

Il tutto però è stato stravolto dal cambio di formazione, che dopo Womandile ha visto la la nascita di una nuova band, una nuova Jena, con componenti per lo più diversi, un lavoro di “amalgama” che insieme alle nuove influenze di ogni membro ha portato ad un risultato forse molto diverso da quello che è stato Womandile, risultato che è già evidente in GRABOID (album del 2021), ma che sarà ancora più evidente nel nuovo OUTLAW in uscita il 12 dicembre. 

Quali sono stati i principali cambiamenti nel vostro sound e nell’approccio alla musica durante questo percorso?

Come dicevamo il grosso cambiamento è proprio il cambio di 3 membri su 4 del gruppo, che hanno portato stili, influenze e personalità diverse.

La cosa più positiva è forse che i nuovi Jena sono più eterogenei e portano sfaccettature che rompono un po’ gli schemi e le etichette di genere che con membri di stili e influenze simili forse non è possibile fare.

L’esperienza con Go Down Records ha avuto un impatto significativo sulla vostra carriera. Come ha influenzato la vostra crescita come band e cosa avete imparato da questa collaborazione?

L’esperienza con Go Down Records per Womandile e con Argonauta Records per Graboid ci hanno permesso di testare e capire il mondo delle etichette indipendenti, cosa possono dare ad una band e cosa invece non possono dare.

Queste due esperienze ci hanno fatto ragionare su molti aspetti e prendere decisioni importanti sul nostro futuro, a partire da OUTLAW.

Avete condiviso il palco con artisti importanti come Suffocation, Lord’s of Altamont ed Electric Moon. Qual è stata la vostra esperienza più memorabile durante queste esibizioni e come queste opportunità hanno plasmato la vostra prospettiva musicale?

L’apertura a gruppi di quel calibro è sicuramente una grande esperienza, ti permette di vedere l’ambiente “professionale”, dai tecnici coinvolti a tutta la strumentazione sul palco che rendono forse l’esperienza più emotiva ma allo stesso tempo più semplice che in contesti dove il palco piccolo non consente di avere suoni e monitor ottimali.

In realtà l’apertura a grandi gruppi non serve a nulla se non si ha la voglia di “mangiare” il palco, più che l’onore di aprire a nomi noti c’è il piacere di suonare davanti a persone coinvolte, che sono li per divertirsi e amano il genere che stai suonando.

Avere di fronte 20 persone o 10.000 (quando succederà) non cambia il nostro atteggiamento e la necessità di sfogare la nostra “voglia di palco”.

La band ha affrontato una fase difficile nel 2018, rischiando l’estinzione. Come avete superato questo momento e cosa ha significato per voi rinascere dalle ceneri con una nuova formazione?

Quando nella vita ci sono cambi di priorità e interessi è giusto sedersi ad un tavolo e, in amicizia, prendere insieme decisioni, anche difficili.

È stato un periodo difficile e pieno di punti di domanda, ma quando c’è la passione per quello che si fa e la voglia di provare una soluzione la si trova.

Il passo dall’estinzione ad un nuova formazione è stato complicato ma naturale e ci ha permesso forse una evoluzione di stile che prima non avremmo potuto avere.

Ringraziamo gli ex-Jena per tutto quello che hanno portato alla band, non manca l’occasione di bere qualche birra quando ci si incrocia in giro.

Parlate di questa nuova formazione e di come ha influenzato la vostra musica. Quali sono le novità e le sfumature che la nuova line-up ha portato nel vostro sound?

Abbiamo forse abbandonato un po’ lo stoner duro e puro, ampliando un po’ i nostri orizzonti, da sfumature blues un po’ “piacione” a riff serrati prettamente trash metal, il tutto accompagnati da una batteria di lontana ispirazione jazz.

Le vostre influenze musicali includono gruppi come Down, Pantera e Metallica. In che modo queste influenze si riflettono nella vostra musica e come avete lavorato per trovare un equilibrio tra queste ispirazioni e la creazione del vostro sound unico?

Il bagaglio creativo di un musicista è anche composto (spesso inconsciamente) da riff e modi che i suoi gruppi di riferimento gli hanno lasciato, per questo spesso nei gruppi si ritrovano richiami a riff “famosi” o stili di band note, il nostro punto di forza però crediamo sia proprio il fatto di derivare tutti da generi compatibili ma diversi (stoner, southern, blues, metal, hard core, crossover) che ci consentono quel livello di diversificazione che ci permette di scavalcare le fastidiose etichette che spesso anche noi usiamo. 

Potete darci un’anteprima del vostro lavoro attuale sul nuovo disco? Ci sono elementi o tematiche particolari che state esplorando in questo progetto che differiscono dai lavori precedenti?

“Outlaw” uscirà il 12 dicembre ma da qualche giorno potete godervi il video dell’omonimo singolo. 

https://youtu.be/Eab0DxHB4So?si=RCesYgWvfSM0X-8N

Ogni pezzo racconta una storia a se, qualcuna di pura fantasia, altre ispirate a fatti positivi o negativi che ci sono accaduti in questi anni (alcuni dei quali resteranno rigorosamente segreti).

Come descrivereste il legame interpersonale all’interno della band e in che modo influisce sulla vostra creatività musicale? Quali sono le vostre aspettative e obiettivi per il futuro della band? Ci sono nuovi elementi o direzioni che sperate di esplorare nella vostra musica? Infine, cosa sperate che il vostro pubblico ricavi dalla vostra musica? Qual è il messaggio principale che volete trasmettere attraverso le vostre canzoni?

Siamo una band live, che ha bisogno di stare sul palco e se la situazione lo consente saltare giù dal palco (come è successo a Budapest lo scorso mese), oppure avere gente del tutto casuale sul palco (come è successo invece lo scorso anno a Maribor).

Abbiamo bisogno di suonare e condividere la nostra passione con la gente. 

Per questo con OUTLAW abbiamo deciso di uscire indipendenti da qualsiasi etichetta e concentrare impegno e finanze verso la pianificazione di un tour più o meno continuativo in zone dove il nostro genere è apprezzato.

Se in Italia abbiamo trovato difficoltà, anzi cogliamo l’occasione per chiedere a chiunque possa fornirci contatti per pianificare qualche data in Italia di contattarci, nell’Est Europa abbiamo trovato un bacino fertile che ci ha permesso, anche in collaborazione con agenzie di booking, di farci conoscere, stringere rapporti di amicizia e una rete di contatti per facilitare sempre più la pianificazione di date utili.

In Ottobre siamo stati a Zagabria e Budapest, l’anno prossimo ripartiremo per 6 date, suddivise in due weekend, tra la Slovenia e l’Ungheria, abbiamo importanti contatti per la zona delle Baleari (abbiamo suonato l’anno scorso a Ibiza), forse qualcosa si sta muovendo anche in Repubblica Ceca.

Il 2024 sarà un importante banco di prova per collaborazioni esterne e solidità del network di conoscenze.

Grazie per l’intervista. È stato un piacere conoscervi meglio.