Iniziamo dal principio: come è nata l’idea di formare i “I Let Them Fall” e qual è stata la vostra ispirazione iniziale nel 2012?
L’idea iniziale è stata quella di creare un progetto che virasse sull’Hardcore Punk melodico, scelta che ci ha dato la possibilità di farci conoscere al di fuori della nostra provincia. Quello che cercavamo era di portare un qualcosa che, all’epoca, era inusuale nel panorama musicale italiano dell’ambiente hardcore/metal, ossia una voce dirompente femminile con testi e tematiche sociali. Ad oggi infatti il nome “Let Them Fall” ci rappresenta solo come gruppo di amici/musicisti, in quanto le tematiche che trattiamo nei testi sono totalmente differenti rispetto a quando abbiamo iniziato.
L’EP “Of Kings & Heroes” segna un cambiamento significativo nel vostro stile, passando da un hardcore punk più ruvido a un metalcore più melodico. Cosa ha influenzato questa evoluzione musicale?
Lo “switch” è stato abbastanza naturale, dato che tutti i membri vengono o conoscono la scena Metal, quindi ci siamo detti “perché non provare?”. Abbiamo preso come ispirazione quelle band che sono sostanzialmente un connubio perfetto tra la musica hardcore e quella Metal e abbiamo ripreso il meglio di loro. Infine abbiamo voluto dare un concept sia alla musica che all’intero progetto Let Them Fall, ossia quello di creare un’atmosfera epica medievale e/o fantasy, con l’utilizzo di elementi orchestrali che poi non abbiamo più abbandonato.
Avete avuto l’opportunità di suonare in diverse città italiane e anche in Est Europa nel 2016. Qual è stata l’esperienza più memorabile durante questo tour?
Crediamo che la sensazione più bella sia quella di trovarsi sopra ad un palco e vedere delle persone che aspettano proprio te. Vedere il pubblico coinvolto pre e dopo concerto è qualcosa di incredibile. Molte persone si sono fermate a parlare con noi, ci hanno chiesto qualche autografo e potete immaginare cosa si prova.
Il vostro primo full-length album, “Wolftales”, è uscito nel marzo 2018 e ha coinciso con un lungo tour in Italia. Come descrivereste l’evoluzione del vostro sound in questo album rispetto al passato?
Quello che abbiamo fatto è stato ri-elaborare l’idea di “Of Kings & Heroes” e renderla tecnicamente migliore. Musicalmente ci siamo evoluti, spostando l’asticella verso elementi più Metal ma rimanendo fedeli ad uno stile Metalcore, che ormai ci contraddistingueva. Abbiamo voluto dare ampio spazio alle produzioni orchestrali in modo da raccontare una storia e far si che l’ascoltatore ci si immergesse a pieno. Siamo comunque rimasti fedeli al mondo medievale/fantasy, ma dando maggior importanza a determinati stilemi caratterizzati da elementi vichinghi e norreni in generale, con un target grafico preciso. Il tutto incorniciato da testi che danno luce, positività e importanza ai valori fondamentali della vita.
Dopo una pausa nel 2019, avete fatto il ritorno nel 2023 con il singolo “Evening Star”. Qual è il significato dietro il titolo e come descrivereste il sound di questo nuovo brano rispetto al vostro passato?
“Evening Star” rappresenta l’inno del nostro ritorno e unione prima come amici e poi come musicisti. È un brano che avevamo in archivio e rimasto fermo per 4 anni. La parola chiave è stata “sperimentazione”, perché effettivamente il brano si scosta molto da tutti quelli che abbiamo fatto in precedenza: una cadenza più rallentata, ritmi che rimandano a delle sonorità che si avvicinano più al symphonic Metal, la voce di Rita, che passa da un cantato prettamente Metalcore a un ibrido tra Growl/Scream e voce pulita. Ultima, ma non per importanza, la scelta di dare ancora più valore alla produzione e in particolar modo alle orchestrazioni, aiutati dalla bravura e dalla professionalità di Francesco Ferrini, componente dei Fleshgod Apocalypse dove, appunto, le orchestrazioni sono parte fondamentale della loro band. Quindi, riassumendo, abbiamo voluto proporre un “what if” al nostro pubblico, una sperimentazione consapevole, una naturale evoluzione stilistica dei Let Them Fall.
Durante il vostro periodo di pausa, cosa avete fatto a livello creativo e personale che ha influenzato il vostro ritorno nell’industria musicale?
Per alcuni di noi sicuramente è stato il tanto ascolto, studiare l’andamento musicale (specialmente nel Metal e nel Metalcore) carpirne le novità e le ispirazioni che magari in un futuro sarebbero servite. Abbiamo Gabriele (voce e basso) e Marco (Batteria) che hanno continuato il loro percorso musicale con progetti paralleli e/o solisti, ampliando di fatto una rete di conoscenze e contribuendo ad aggiungere nuove sfumature stilistiche che hanno iniziato a far parte del loro percorso personale. Altri di noi hanno semplicemente dato priorità alle loro vite, dando spazio a momenti importanti di crescita, anche personale, che con un progetto a pieno ritmo, non avrebbero potuto dare. Non abbiamo mai smesso di sentirci e di trovarci per “strimpellare” un po’, questo è quello che ha sempre tenuto viva la fiamma del nostro progetto, fino a quando non abbiamo deciso di ultimare “Evening Star”.
“Evening Star” presenta sfumature sinfoniche ed epiche. Qual è stata la vostra fonte di ispirazione per questo particolare sound e come avete lavorato per integrarlo nel vostro stile esistente?
Come abbiamo citato prima, il lato sinfonico ed epico è stato un aspetto su cui abbiamo lavorato moltissimo. Volevamo un qualcosa che rendesse memorabile la nostra musica senza essere banale.
La fonte di ispirazione principale è l’intera soundtrack della trilogia del Signore degli Anelli, che crediamo racchiuda in tutte le sue note sinfoniche quello che vogliamo comunicare. Sotto questo aspetto Francesco Ferrini ha fatto un lavoro strepitoso e siamo tanto orgogliosi del risultato finale.
Hai menzionato un tour in Est Europa nel 2016. Come si differenziano le risposte del pubblico italiano rispetto a quello dell’Est Europa durante i vostri concerti?
Semplicemente, per quello che abbiamo vissuto noi all’estero, la gente vuole divertirsi. Non importa se sei una band blasonata o una piccola realtà. Insomma, chiunque tu sia, se riesci a gestire un palco, la gente te lo fa capire. Abbiamo notato ragazzi divertirsi, si godevano la serata, acquistavano il merch e ci tenevano a scambiare qualche parola con noi, coinvolgendoci anche nel post-concerto. In Italia tendiamo ad essere molto più “attenti”, ma non è del tutto sbagliato, ci manca solo il lasciarci andare un po’ di più e avere più leggerezza.
Come avete affrontato le sfide legate al periodo di pausa nel 2019 e come avete lavorato insieme per fare ritorno nel mondo della musica nel 2023?
Non è stato per niente semplice. Prima di tutto abbiamo avuto ben due trasferimenti nel gruppo, Gabriele è andato a vivere a Milano per iniziare il suo percorso di studi al CPM, mentre Mario (Chitarrista), è andato a Padova per questioni lavorative. Poi c’è stato il covid, infine c’è stato il matrimonio di Rita e Mario e l’arrivo della piccola Olimpia, la loro figlia. Quindi, in termini prettamente musicali, era diventato tutto molto più complicato. Poi però, le vite di tutti hanno preso un ritmo regolare, c’era la voglia di risuonare insieme e fortunatamente piano piano siamo arrivati a concludere “Evening Star”. In questi anni, nonostante la distanza e i vari impegni lavorativi/familiari, non ci siamo mai persi di vista perché prima di tutto siamo amici.
Guardando al futuro, quali sono i vostri prossimi progetti musicali e obiettivi? C’è qualcosa di nuovo che i vostri fan possono aspettarsi?
Non vi nascondiamo che lavorare perlopiù a distanza non è semplice e i tempi di creazione generalmente si dilatano, ma questa problematica non ci ha fatto scoraggiare, anzi, stiamo lavorando su nuovi singoli che chiuderanno l’arco narrativo, se cosi si può dire, iniziato con “Evening Star”. Non vogliamo spoilerare nulla, ma l’unica cosa che possiamo dire è che questi singoli spingeranno i Let Them Fall verso una nuova strada, con un occhio di riguardo al nostro passato musicale. Non vediamo l’ora di farveli sentire!
Ci auguriamo che i fan abbiano apprezzato questa incursione nel mondo dei Let Them Fall tanto quanto noi. L’entusiasmo della band per il futuro, con nuovi singoli in arrivo e una prospettiva di continuo cambiamento, ci lascia in attesa di ulteriori sorprese musicali.