Benvenuti a questa nuova intervista con una delle realtà più interessanti e autentiche del panorama metal italiano: i Kross Of Khaoss. Nati a Treviso nel 2012, i Kross Of Khaoss hanno saputo creare un suono unico e inconfondibile, che loro stessi definiscono “Sbrang & Roll Oggi ci raccontano il loro percorso, le loro influenze, e i temi controversi che ispirano la loro musica.
“Sbrang & Roll” è un termine che incuriosisce. Potete spiegarci come è nato questo nome e cosa rappresenta per voi?
Ciao Ammy, ti ringraziamo per averci dedicato il tuo tempo e quello di TG Metal! Cominciamo col dirti che il nome che abbiamo dato al nostro sound è semplicemente una parola unica per descrivere tutte le derivazioni, le contaminazioni e le influenze che compongono il nostro stile. E’ la parola magica che racconta tutto il nostro background, la nostra storia, il nostro vissuto, i vari periodi che ognuno di noi ha attraversato, le esperienze e i gusti portati da ogni amico che si è avvicendato all’interno della band e che ancora è tra noi col pensiero. Stiamo parlando di gente che suona dagli anni ‘90 e che ha attraversato ogni genere dall’Heavy classico al Doom, al Rock, Punk, Thrash, Black, Death, più molte contaminazioni esterne. Ad esempio, mentre ti rispondo alla domanda sto ascoltando i NIN… Ovviamente tutte le influenze di cui ti parliamo non riesci a sentirle in un unico brano, ma nella totalità dell’opera che è il disco, costruito per assemblare tra loro tutte le nostre deviazioni, anche e soprattutto mentali…
Il vostro primo EP, “The Dark Passenger”, è stato interamente autoprodotto. Quali sono state le principali sfide di questa scelta e cosa avete imparato da questa esperienza?
TDP è stato un gioco di pazienza, una questione di volontà, tolleranza e dedizione. All’epoca la band si era formata da poco e c’era tanta, forse troppa attitudine, se così la vuoi chiamare. Allora c’erano due chitarristi in formazione, di cui uno la maggior parte delle volte completamente ubriaco. Avevamo un super bassista che soffriva moltissimo le intemperanze del resto della band, ma che ci ha dato molto a livello tecnico. Le registrazioni sono state qualcosa di assurdo, ad esempio quando il sound engineer tentava di tenere sveglio il chitarrista che si addormentava in sala riprese, completamente sbronzo, tra un riff e l’altro, tutti i rumori corporali entrati nei microfoni che rendevano inutilizzabili le parti… Tutti i rifacimenti, le prediche per tenersi sobri alle riprese per non buttare i soldi… Ma vuoi sapere la verità? E’ stato dannatamente divertente, anche se non lo rifaremmo mai più!
Suonate e registrate “alla vecchia maniera”, senza fronzoli e con pochissima post-produzione. Quanto è importante per voi mantenere questa autenticità e come credete che questo influenzi la percezione della vostra musica da parte del pubblico?
Ah, la cara, vecchia maniera. Lo spartiacque per capire se sai suonare davvero o fai solo finta. A parte gli scherzi, non ci piace l’editing massiccio, perché anche gli scratch, le strisciate di corda e le varie imperfezioni contribuiscono a rendere unica e originale quella singola parte. I colpi di cassa non perfettamente allineati, la voce che a tratti gratta… Prendi ad esempio “In Utero” dei Nirvana: una delle cose che lo rendono bellissimo sono le imperfezioni lasciate apposta a farti lavorare il cervello e che suonano comunque bene. Non per niente il produttore era un certo Steve Albini… Sappiamo che questo va assolutamente in controtendenza col modo attuale, ma siamo una band da palco vogliamo che questo aspetto si percepisca anche ascoltando il disco, ed è un certo modo di “selezionare” il nostro pubblico. Non si può pretendere di piacere a tutti e d’altro canto non ci interessa molto. L’errore fondamentale del Metal è stato quello di tentare di rendersi troppo appetibile ai palati fini, dimenticando completamente le proprie radici, che sono ciò che ha fatto nascere il Metal stesso.
Nel corso degli anni avete condiviso il palco con band come Anvil, Nanowar of Steel e Furor Gallico. Ci sono stati momenti o collaborazioni particolari che vi hanno segnato o influenzato?
Eh, sicuro! Ad esempio la volta dei pur simpatici Nanowar of Steel, noi dovevamo suonare dopo di loro, per un’ora di set. I Signori, che all’epoca erano già abbastanza conosciuti, ma certo non come adesso, hanno pensato bene di allungare il loro live di mezz’ora, proprio come i più famosi Manowar, derubandoci di mezz’ora di concerto. Quella mezz’ora però ci bastò per fare comunque un bel live, e poiché ebbri, ce ne infischiammo beatamente del fatto. Quando suonammo di spalla agli Anvil eravamo così poco calcolati che la barista del club ha dovuto darci da mangiare di nascosto per non far infuriare l’organizzatore, il cui nome non riveleremo per ovvi motivi. Inoltre siamo stati relegati a prepararci su una panchetta a fianco della porta dei camerini, mentre vedevamo passare gran piatti di salsicce e birra per gli Anvil che nemmeno ti rivolgevano la parola. I Furor Gallico invece sono dei bravi ragazzi e si comportano bene, ciao ragazzi! Ci sarebbero un’infinità di altri aneddoti da raccontare, alcuni non pubblicabili, ma volgendo lo sguardo alle collaborazioni, l’unica che siamo stati felicissimi di intraprendere è stata quella in fase di registrazione di “Insatiable Lover”, un pezzo molto Sludge del nostro secondo disco “Slay Pride” che è arricchito dalle chitarre soliste del nostro caro amico Gigi “The Crow”, Ducamarchese di S. Zeno. Gli è bastato un solo take. YOU RULE! Per finire abbiamo registrato delle vocals con la nostra amica Gaia, che ringraziamo veramente, perché ha reso il finale di “Insatiable Lover” veramente da brividi, in perfetto stile David Lynch.
La vostra lineup ha subito diversi cambiamenti. Come ha influenzato il vostro sound e la dinamica del gruppo?
Eh, un bel po’ a dir la verità… Abbiamo cominciato suonando una miscela ibrida di Hard Rock e Heavy Metal, con qualche puntina di Doom, tutto molto alcolico e volutamente sgraziato. Il tutto si muoveva su scale classiche del Blues, conferendo al sound quel che di fumoso e malato, un po’ Voodoo, un po’ Crowley, un po’ Manson (Charles, non Marilyn). All’epoca suonavamo per ottenere lo stato di “Male Maggiore”, ossia il declino della società nel nulla cerebrale. Poi il nostro chitarrista alcolizzato è scoppiato definitivamente e ha mollato, quindi abbiamo racchiuso tutto il nostro lavoro nell’EP “The Dark Passenger, il cui titolo proviene da un aneddoto. Il passeggero oscuro era lo stato alterato provocato dalla sbornia, che rendeva tutto più difficile e pericoloso (anche i concerti) ovviamente citando anche la famosa serie tv “Dexter”. Da allora abbiamo deciso che avremmo proseguito per sempre con un solo chitarrista e nessuno avrebbe mai sostituito il compagno mancante. Con una formazione più stabile ed affidabile abbiamo successivamente composto “Slay Pride”, che però porta con sé parte del retaggio di TDP, ma sotto alcuni aspetti è più affine al punk e al Thrash, essendo stato steso quasi esclusivamente dal chitarrista superstite Alex. In più al momento dovemmo sostituire al volo Obscure, il bassista, per problemi personali di quello ufficiale, e il nuovo arrivato prediligeva Punk, Grind, Death… Abbiamo dovuto lavorare in modo da rendere il nuovo materiale coerente col disco precedente anche se volevamo cambiare un po’ rotta ed il risultato è stato un insieme di Speed/Thrash/Sludge a cui abbiamo aggiunto un paio di canzoni rimaste inedite da TDP. Infine ci siamo dovuti fermare per due anni perché Mr. Bluebeard, il cantante, ha avuto due bambini, il batterista nel frattempo ha dato forfait e Alex era fortemente esaurito a causa degli anni trascorsi in fabbrica. Con estremi sacrifici, scelte di vita e passione ci siamo rimboccati nuovamente le maniche e abbiamo finalmente trovato una nuova dimensione che è la nostra formazione attuale, molto, molto, molto più cattiva ed improntata al Thrash e alla doppia cassa. E stiamo ritornando a suonare, dovunque, comunque, a sangue.
Le vostre influenze spaziano da Venom e Black Sabbath fino a Exploited e Dead Kennedys. Come riuscite a combinare questi diversi stili nel vostro “Sbrang & Roll”?
Semplicemente cercando di dare ad ogni persona all’interno della band la possibilità di esprimersi. Siamo sempre stati una famiglia, come lo erano le band Old School, e una famiglia è una famiglia, nel bene e nel male. Da qui è nato lo Sbrang&roll, dal sentimento di legame e di appartenenza nei confronti del gruppo, qualunque fossero i nostri gusti. Siamo comunque diventati amici e compagni di band per una certa affinità reciproca, e tutti o quasi abbiamo ascoltato i Venom, che guardacaso facevano Speedmetal fortemente influenzato da Punk e Blues. Anche se tecnicamente sono stati i precursori del Blackmetal si può dire che lo Sbrang&roll lo abbiano inventato loro! Ci piacciono anche una varietà di bands e artisti che non c’entrano col Metal o il Rock e a volte siamo intrigati dal cercare di inserire qualche elemento di rottura all’interno dei brani, sempre senza snaturare il pezzo.
Il vostro secondo album, “Slay Pride”, esplora temi come la società moderna e la figura del serial killer. Cosa vi ha spinto a trattare questi argomenti e qual è il messaggio che volete trasmettere con questo disco?
“Slay Pride” parla di persone che sono state rovinate dalla società, diventando dei mostri a causa di altri mostri che la società stessa ha creato. La società, questo mostro ancor più grande che si autoalimenta della gente mostruosa che ha generato a sua volta, come un serpente che si morde la coda, un Uroboro. Nel disco c’è un forte riferimento a Non Morti e Zombies, che sono delle figure metaforiche dello sfacelo mentale creato dal sistema; ci sono riferimenti a sfoghi estremi ai quali ci si è abituati a ricorrere per non diventare pazzi, ma se tutta la società fosse impazzita e non ce ne fossimo resi conto? E se ce ne fossimo resi conto, ma la cosa non ci importasse? Se fossimo diventati noi stessi i mostri che alimenteranno i prossimi mostri? E se questi maniaci e serial killers fossero semplicemente persone che non ce l’hanno fatta ad accettare questo sistema, o non volessero disperatamente accettarlo? Ad esempio una cosa che ci dà da pensare è il fatto che ci fossero alcuni serial killers omosessuali non dichiarati, mentre adesso che siamo molto più “gender friendly” come si sarebbero comportati? Sarebbero cresciuti normalmente, senza problemi? La nostra evoluzione è stata veramente così esaltante come la dipingono o solo un susseguirsi di tragedie dalle quali finalmente, forse, stiamo imparando qualcosa, o forse non stiamo imparando affatto?
La title track strumentale di “Slay Pride” gioca con temi “non politically correct”. Pensate che il Metal debba essere provocatorio e spingere le persone a riflettere su questioni scomode?
Il Metal, ma anche il Rock, il Punk e molti altri generi sono nati nel “non politically correct” e nel tempo si sono spesso espressi in modo provocatorio. Relativamente al Metal è solo negli ultimi anni che si è tentato di rendere il messaggio più edulcorato, successivamente a tutte le contaminazioni che ha subito per renderlo un genere buono e giusto, proponibile anche al resto del mercato, che rovina inesorabilmente ogni cosa su cui mette mano. Attualmente si può addirittura affermare che il Metal sia meno cattivo e più bacchettone del Rock… Per quanto riguarda “Slay Pride” è una title track volutamente atipica, in quanto strumentale, e affronta i pensieri che affollano la mente di un serial killer in procinto di agire, poi nell’atto stesso di aggredire la preda, e tutti i pensieri osceni, l’ansia dell’attesa e la brutalità dell’assassinio, ed infine la ritrovata calma dell’appagamento. Sensazioni che al giorno d’oggi si possono sperimentare in un videogame o ad un qualsiasi evento fetish/sadomaso tranquillamente promosso e frequentabile dalle masse, ricollegandosi al discorso di prima.
Il vostro modo di suonare e registrare è molto diretto e senza compromessi. Avete mai sentito la pressione di dover “modernizzare” il vostro sound per adattarvi alle tendenze attuali?
Se n’è parlato, ma non è stato mai preso seriamente in considerazione, se non perché un tipo particolare di tempo, accordo o suono ci piaccia particolarmente. Fossilizzarsi su roba già fatta e strafatta è noioso anche per chi la suona, e a un certo punto, crescendo sia fisicamente che artisticamente i gusti possono cambiare. Siamo quindi aperti a nuove sonorità, ma non in termini di mercato. Solo per piacere personale, anche perché l’underground continua a piacerci ed affascinarci forse più del giro dei “Big”. Ogni grande band è stata un tempo emergente, e i migliori lavori che queste bands hanno prodotto, guarda un po’, sono i primi, quelli più veri, che avevano qualcosa da dire. Sentire il bisogno di cambiare qualcosa può essere bene, ma dipende dal perché lo fai.
Quali sono i vostri progetti futuri? Possiamo aspettarci nuove uscite o collaborazioni particolari nei prossimi mesi?
Col ritorno in formazione del nostro bassista storico, Obscure (anche se se ne sono avvicendati vari negli anni) e l’ingresso in formazione del nostro nuovo drummer, ManReich, che pesta come un fabbro, stiamo lavorando a nuovo materiale e riprendendo in mano pezzi che stavamo lavorando prima dello stop. La cosa sicura e già definita è che sarà un concept probabilmente di una decina di tracce, come sempre in controtendenza con le leggi del mercato. Ci sono già titolo, testi e qualche song finita, o quasi. In effetti coi testi siamo sempre a posto perché il nostro frontman è un poeta e uno scrittore, e collabora ad un progetto di letteratura Horror assieme alla moglie di Alex, “I Racconti del Nero Fondaco”. Potete trovare il loro materiale al nostro stand del merch ad ogni live. Noi supportiamo l’arte in ogni forma possibile, e ne traiamo ispirazione. Certamente stiamo programmando live cercando di allargare il cerchio dei soliti posti, anche se i tempi sono sempre più duri e tanti locali chiudono. Sono in cantiere anche nuovi videoclip, visto che ormai la tendenza è di non alzare le chiappe e guardarsi Youtube in divano, ma restiamo sempre fedeli al nostro passato. Ci piace suonare, viaggiare, conoscere nuova gente e nuovi posti, e lo consigliamo a tutti. Ragazzi, non fossilizzatevi, muovete il culo e divertitevi!
Grazie per l’intervista. È stato un piacere conoscerti meglio.